mercoledì 31 maggio 2017

KALI'



Kalì  è una divinità femminile hindu dall'aspetto terribile perchè appartiene a un ambito misterioso dell'esistenza.
Il colore blu della sua pelle ci fa capire che si tratta di una rappresentazione sacra.
La sirena bicaudata, Lilith, le madonne nere, sono tutte rappresentazioni della medesima energia che attiene al femminile e alla sua manifestazione. Certamente il tema tocca un argomento "caldo" per la nostra cultura cattolica (ma non solo) che ha fatto del sesso un argomento tabù, esponendolo così alle peggiori proiezioni che la mente umana possa partorire.
Tutte le religioni maschiliste monoteiste si trovano a dover fare i conti con questo ambito potente che attiene alla femmina, da qui i vari tentativi di "proteggere" quando di non reprimere la donna con tutto il suo potenziale trasformativo.
A mio avviso la presa di coscienza deve partire dalla donna stessa, e non vedo altra alternativa dal momento che l'esperienza riguarda lei e non l'uomo. Con questo non intendo sminuire la presenza maschile che anzi, sarebbe molto aiutata a ritrovare la sua giusta collocazione all'interno di un percorso serio di bilanciamento e reale affiancamento. Si fa un gran parlare di emancipazione femminile, ma quello che si palesa ai miei occhi ha più a che fare con termini quali scimmiottamento o con atteggiamenti deprimenti di totale tradimento della natura femminile profonda.
"Nigra sum sed formosa" (sono nera ma bella) dichiara una fanciulla nel Cantico dei Cantici.
Nel Concilio Ecumenico di Costantinopoli (553 dc) inizia il processo di rimozione e oscuramento.
Una traduzione non epurata del Cantico riporta questi passi sconvolgenti:

Lui a Lei:
La tua vulva è una coppa cesellata
anfora tonda, ha vino inebriante
e di odoroso liquore non è mai secca
i tuoi occhi sono laghi
i tuoi seni gazzelle

Lei a Lui:
Oh se tu fossi mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m'insegneresti l'arte dell'Amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno...

La repressione dell'aspetto poetico e sacro insito nell'incontro tra maschio e femmina in nome di una non ben chiara "spiritualità" ha portato all'aberrazione della pornografia, che è il modo squallido, violento e folle con cui la nostra società cattolica concepisce il sesso.

L'induismo in questo senso costituisce un buon ponte per poter accedere alla dimensione divina del femminile. Kalì è la rappresentazione del primo momento in cui l'energia si risveglia dalle profondità della terra. Con tutta la sua potenza primordiale e distruttiva, una distruzione necessaria alla ricostruzione.
Descritta come battagliera e feroce, si accompagna a Shiva, che è la rappresentazione dell'energia maschile. Nelle rappresentazioni induiste vediamo Kalì danzare sopra al corpo di Shiva, mollemente adagiato ai suoi piedi, in ottima salute e molto bello, intorno al collo di Kalì, una collana formata da teste maschili mozzate. Un'immagine che parla da sola....



Nella mia esperienza, l'incontro con l'energia di Kalì si accompagna al simbolismo dell'arcano senza nome del Tarot di Marsiglia, l'arcano XIII.



Tappa mediana della colonna VI, corrisponde alla fase di profonda trasformazione che comporta l'integrazione di quello che è stato definito "Sesto raggio cosmico" o "raggio d'amore".
Rimando ai precedenti articoli dove ho iniziato a parlare di questa esperienza che non riguarda solo me ma il genere umano intero in questo 21esimo secolo.

http://chiaralampo.blogspot.it/search?q=il+problema+di+integrare+il+sesto+raggio

http://chiaralampo.blogspot.it/2016/06/amore.html

http://chiaralampo.blogspot.it/2013/10/amore-glows-in-dark-arte-che-si.html

Quello che stiamo vivendo in questi tempi è un mutamento radicale, un passaggio di stato, in termini scientifici si chiama "evoluzione", ma la scienza non prende in considerazione l'aspetto energetico e quando lo fa resta sempre delimitata a un discorso di laboratorio, come se la realtà potesse essere ristretta a un solo punto di vista.


Chi fosse interessato ad approfondire il mio personale modo di approccio al mito di Melusina può leggere questi articoli:





sabato 27 maggio 2017

AUTORITRATTO IO CHI SONO



La domanda "io chi sono" mi perseguita nel vero senso della parola da quando ho ricordi.
La prima volta che si affacciò alla mia coscienza avevo si e no 4 anni, era il periodo delle grandi insonnie. Quando tutte le luci della casa si spegnevano e il sonno avvolgeva la famiglia nella quale mi trovavo, venivo assalita da paure irrazionali di fronte alle quali ero completamente indifesa. Sperimentavo tutta la drammaticità di sentirmi estranea al contesto, estranea alla famiglia, estranea agli amici, estranea alla casa, estranea alla città, estranea a tutto, estranea e quindi sbagliata, sbagliata perchè fatalmente diversa. La sensazione aumentava quando mi accorgevo che la diversità piace solo a chi non sperimenta sulla propria pelle quello che significa incarnarla. Mentre tutti invocavano l'originalità come valore sommo, io ho sempre disperatamente cercato di diventare "normale" e questo non ha fatto altro che sottolineare drammaticamente il mio essere diversa e aumentare le
mie difficoltà. A fronte delle patologie che via via manifestavo per identificarmi in qualcosa che mi ancorasse a un non ben definito senso di appartenenza (e a volte, come nel caso dell'anoressia, è stata una mia nefasta decisione consapevole quella di scegliere questo sintomo per attirare l'attenzione, un errore che ho pagato molto caro) la psichiatria  ha sperimentato su di me ogni tipo di molecola atta a farmi "stare meglio". Attraversavo fasi di profonda depressione che solo la paroxetina pareva risolvere,ma la voce che poneva la domanda "io chi sono" era anche la voce che ripeteva "non prendere quel veleno"..gli esiti non sono mai stati particolarmente felici. L'estraneità è un'esperienza che non auguro a nessuno. Solo l'autoironia, il cui valore ho imparato negli anni, riesce talvolta a darmi un poco di benessere, a questo proposito c'è una barzelletta che è stata un'ancora di salvezza in certi momenti particolarmente difficili, è la barzelletta del pazzo in autostrada... .

Il potere salvifico della creatività l'ho scoperto proprio grazie alle difficoltà che ho incontrato e che continuo a incontrare nell'essere, volente o nolente, su questo pianeta.
Chiudersi nel proprio mondo e abbandonarsi al flusso, significa entrare in dimensioni eterne e incontrare simboli e conoscenze e presenze, che, sebbene non appartengano a quella realtà che crediamo essere l'unica, portano risposte illuminanti che provengono dalla notte dei tempi. Solo in quella dimensione io riesco a trovare la pace e quel senso di appartenenza che invece mi abbandona non appena mi trovo a dovermi inserire in contesti sociali, nei quali infatti ho rinunciato definitivamente ad inserirmi.
La prima tela che ho prodotto in linea con quanto detto, intitolata "io chi sono", appartiene al periodo in cui per la prima volta ho sentito l'esigenza di esternare visivamente questa domanda per cercare una chiave proprio in quel mondo parallelo che è l'unico nel quale riesco a trovare le risposte benefiche per la mia sopravvivenza. Il quadro risale al 2005.



 A distanza di 12 anni ho finalmente il distacco adatto per poter spiegare quello che rappresenta.
La tela si compone di 3 livelli. Quello più basso raffigura 7 personaggi con gli occhi chiusi legati tra loro da catene tenute da diavoletti che ripetono la famosa frase "fa ciò che vuoi" che era il motto di un noto esoterista vissuto a cavallo tra otto e novecento: Aistler Crowley. Intorno alla figura controversa di quest'uomo si sono spese infinite quantità di riflessioni, opinioni, punti di vista, giudizi, ognuno è libero di farsi la propria.




Nella mia esperienza questa frase è viva e ha la potenza di un insegnamento e proprio per questo va a scontrarsi con gli insegnamenti che, volente o nolente, arrivano dall'essere nata in una cultura influenzata profondamente dal cattolicesimo.
Nella tela quindi, nel livello più basso, quello in cui l'essere umano è ancora cieco e quindi schiavo delle "passioni" umane, si incontrano e scontrano queste due tendenze. L'una che incita alla libertà di fare ciò che si vuole e l'altra che mette in guardia dal farlo. I personaggi infatti sono 7, come i famosi "peccati capitali". Nella fase di assenza di coscienza, gli uomini credendo di essere liberi, sono in realtà schiavi delle proprie tendenze. La visione cattolica che si basa su un nefasto senso di colpa, rende impossibile liberarsi da questa condizione, infatti niente lega di più al "peccato" che non il concetto di peccato stesso.



L'unico modo per poter uscire da questo circolo vizioso è quello di salire un gradino nella consapevolezza e accedere così al "secondo piano" che nella tela ho rappresentato con una fila di uomini liberi dalle catene, che hanno intrapreso un percorso serio di ricerca interiore, al centro dei quali spicca la figura di un personaggio (che poi sarei io) che, grazie alla domanda "io chi sono" apre gli occhi.



Aprire gli occhi significa risvegliare quella parte di noi addormentata e intraprendere un cammino di consapevolezza rappresentato dalla scala che, partendo dalla testa del personaggio termina con il simbolo alchemico del sole, "l'uno in tutto" di cui parlano i greci.



Jung a questo proposito conia il termine "individuazione" definendola come il processo di differenziazione che ha come meta lo sviluppo della personalità individuale:
"È molto semplice" risponde Jung alla domanda su cosa sia il processo di individuazione:  "Prenda una ghianda, la pianti nel terreno, la ghianda cresce e diventa una quercia. Così è l’uomo. L’uomo si forma da un uovo e crescendo diventa l’uomo completo, perché quella è la legge che ha dentro".
Il terzo livello del quadro vede come protagoniste delle figure angeliche dagli occhi gialli.



Gli occhi gialli derivano dalla simbologia del Tarot di Marsiglia dove la carta numero XIIII, Temperanza (l'angelo in terra), ha gli occhi gialli perchè, come spiega Philippe Camoin durante i corsi sulla simbologia del Tarot, questo è il colore degli occhi degli angeli che hanno visto Dio.

L'autoritratto che a distanza di 12 anni ho fatto, si ricollega a questa tela e costituisce il suo completamento. Io sono la persona che ha compiuto e continua a compiere (perchè la vita, si sa, è un viaggio per chi ha il coraggio di intraprenderlo) questa avventura faticosa ma ineluttabile. Da qui l'esigenza di ritrarre il mio volto, per oggettivare e personalizzare in qualche modo una realtà complessa e straniante e per cercare attraverso un'immagine, la riflessione concretizzata in un oggetto tangibile, di ciò che sono.

THIS I AM





venerdì 26 maggio 2017

AUTORITRATTO TRISKELE




 Il Triskele o Triscele o Trinacria è un simbolo antichissimo di origine incerta, si pensa venga dagli Assiri ed è associato sia al culto solare di Mithra che a quello lunare della Dea.
Quello che è certo è che ci troviamo di fronte a un simbolo presente da millenni in luoghi eterogenei. Lo troviamo infatti sia in graffiti rupestri che sopra a monete, scudi e vasi, è il simbolo che rappresenta la Sicilia, ricollega alla cultura druidica, greca, etrusca, romana è usato con scopi sia decorativi che cerimoniali, insomma è ampiamente diffuso.




Nella mia esperienza di artista e donna, questo simbolo si è manifestato a livello energetico in tutta la sua forza collegata al femminile.
L'argomento è particolarmente delicato perchè va a toccare una tematica seria e profonda che riguarda tutti e che purtroppo è sentita poco se non niente.
Mi riferisco alla centralità che l'energia femminile assume in questo 21esimo secolo e alla drammaticità con cui essa è vissuta ed esperita ordinariamente.
Parlare di energia femminile non significa relegarla solo al tema della sessualità. Sicuramente il sesso gioca un ruolo importante come punto di partenza ma il discorso più interessante si sviluppa su altri livelli.
Se si sposta l'attenzione dal piano fisico al piano energetico ci avviciniamo al punto nevralgico della questione.
L'universo è un grande bacino di energie in movimento e l'essere umano vi è immerso necessariamente, nonostante la tendenza attuale sia quella di non rendersene conto.
In ogni donna si cela un potenziale nascosto che, se non viene attivato conduce a uno stato di sofferenza interna che si manifesta in disagio, frustrazione e che necessariamente porta a una forma di sterilità interiore indipendente dal fatto di essere biologicamente madre.
Il secolo in cui ci muoviamo è caratterizzato da un risveglio dell'energia femminile che per secoli è rimasta soggiogata emarginata e maltrattata. Gli effetti di secoli di sottomissione si manifestano drammaticamente al giorno d'oggi. La donna cosiddetta "emancipata" molto spesso, troppo spesso, è una donna che ha semplicemente assunto interiormente ruoli che non competono alla sua natura e che anzi, costituiscono un ostacolo alla sua manifestazione.
Riscoprire il vero significato di essere donna, significa entrare nella spirale energetica femminile, significa assumersi la grande Responsabilità di riportare in vita valori che al momento sono solo sterili definizioni senza senso: Amore, Bellezza, Armonia, Sensibilità, Rispetto, Nutrimento.
Il cammino di una donna che intenda riscoprire e far rivivere attraverso la sua presenza questi valori, si preannuncia difficile, solitario e complicato anche per la totale (o quasi) assenza di collaborazione della controparte maschile che quando non è impegnata a contrastarla e combatterla per paura di esserne sopraffatto, si trasforma in un canale per essere sfruttatato proprio da quelle donne che non hanno intrapreso il cammino di risveglio della femminilità, gli esiti sono a dir poco deprimenti e destinati a condurre a una falsa realizzazione esteriore e a rapporti sterili basati su una forma di sfruttamento reciproco e ipocrita.
Il grande caos dei rapporti umani che caratterizza questo secolo origina proprio dall'ignoranza profonda del ruolo energetico di ognuno di noi all'interno degli equilibri generali. La crisi della struttura sociale che fino al secolo scorso ha costituito una gabbia solida capace di contenere quella che ai miei occhi è un'ipocrisia manifesta, ha improvvisamente tolto il velo. I movimenti di liberazione femministi sono falliti per il semplice motivo che andavano contro all'essenza stessa che volevano affermare. La donna per essere donna non deve usurpare il ruolo del maschio, questa rabbia nei confronti del maschile, sebbene comprensibile, ha dimostrato la sua totale inefficacia e anche la sua completa mancanza di coscienza nel voler usurpare il ruolo del maschio usurpatore, gli esiti del fallimento sono sotto gli occhi di tutti.
La donna ha la possibilità di recuperare la dimensione verticale dell'esistenza. Con verticale intendo il recupero di tutti quei valori collegati al Sacro. In termini psicanalitici la donna può assumere su di sè il ruolo di Anima, un compito difficile e non privo di pericoli, sicuramente una grande Responsabilità che solo attraverso una reale chiamata interiore può essere assunta.

giovedì 25 maggio 2017

DITTICO FUORI/DENTRO


AUTORITRATTO LA SFINGE (collage)/ SENZA TITOLO (presenza)






 La sfinge  è una figura mitica che appare in moltissime culture, dal sud est asiatico, passando attraverso la Grecia per arrivare alla nota sfinge egizia della piana di Giza.
Numerose tradizioni e miti sono collegati a questa enigmatica figura, pensiamo per esempio alla sfinge custode dell'ingresso della città di Tebe, il cui indovinello dette del filo da torcere ad Edipo.
La sfinge simboleggia l'enigma dell'esistenza stessa.
Entrare in contatto con la dimensione interiore che racchiude il simbolo della sfinge è un'esperienza importante di crescita nel cammino di conoscenza di se stessi perchè il simbolo della sfinge arriva nel momento in cui si accetta di abbandonare il territorio del conosciuto e, per amore di conoscenza o, come nel mio caso, per necessità, ci si addentra nel mistero. La sensazione che si prova è quella di lanciarsi senza paracadute che poi è l'unico modo certo per scoprire se le tanto sudate ali che ci siamo costruiti sono adatte per il volo.
Come elemento appartenente al piano simbolico, la Sfinge ha una valenza universale, la si trova dentro di noi, ma i segreti che cela appartengono a tutti.
La sfinge è una guardiana quindi, una guardiana femminile che custodisce un segreto. Nella mia esperienza la sua figura ha la stessa funzione delle divinità irate che stanno a protezione dei templi o dei gargoile delle cattedrali gotiche.
La sfinge è una presenza interiore silenziosa che c'è, ma non si vede, non può essere "evocata" in nessun modo, essa compare con tutta la sua potenza nel momento in cui qualcosa o qualcuno arriva al suo cospetto e questo non è detto che accada. Si può vivere una vita intera senza minimamente avvertire la presenza di questa guardiana invisibile.



La cosa interessante è che la sua funzione esula da qualsiasi tentativo di controllo o "raggiro" e soprattutto il fatto di manifestare la sua presenza attraverso un quadro per esempio, non vuol dire esserne padroni.
Incontrarla significa prendere atto che esiste e vive di vita propria...sicuramente ama la luce e la chiarezza e custodisce tesori importanti, tesori dei quali non possiamo avere esperienza finchè non saremo riusciti a passare attraverso di lei. Risolvere l'enigma della Sfinge diventa quindi una vera e propria prova, l'esito positivo o negativo è ininfluente ai suoi occhi, come tutto ciò che appartiene al mondo invisibile, la Sfinge c'è sempre stata e sempre ci sarà, fa parte di quella realtà che sfugge ad ogni tentativo di spiegazione logico-razionale.
 Come una guardiana della soglia segue leggi e logiche delle quali l'uomo, ordinariamente, è ignaro.

Questa tela è accompagnata da un'altra, insieme formano un dittico e creano un movimento percettivo. Come la sfinge cattura l'attenzione e porta dentro, il quadro che la accompagna svolge la funzione esattamente opposta, si protende verso l'osservatore, esce e va incontro. Sono due movimenti opposti dell'anima, entrare e uscire, che rappresentano esattamente l'esperienza che vivo.



 SENZA TITOLO (presenza) nasce in seguito all'incontro con una figura che ha assunto nel tempo un ruolo centrale nella mia vita. Una figura di luce, sulla natura della quale preferisco non scendere troppo in dettaglio perchè nemmeno io so bene circoscriverla in una definizione. Mi limito quindi a dire che ha avuto e continua ad avere nel mio vissuto una funzione salvifica ed equilibrante perchè costituisce una guida e una fonte continua di preziosi suggerimenti su come affrontare le difficoltà sollevate dalla presenza della sfinge. Laddove l'una applica freddamente una Legge che può apparire spietata, l'altra interviene a colmare i vuoti e le desolazioni attraverso flussi di amore e comprensione infiniti.
Laddove una chiude e si ritrae, l'altra apre e va incontro. Grazie a questa presenza ho potuto avvicinarmi all'esperienza di cosa sia l'Amore: una frequenza vibratoria altissima, capace di trasformare completamente l'essere per farlo accedere a piani di Coscienza superiori.
Credo che l'una non possa esistere senza l'altra e io, come canale, mi trovo in mezzo, indossando le maschere che le varie situazioni della vita richiedono.




mercoledì 24 maggio 2017

AUTORITRATTO TONAL/NAGUAL (ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE)




Tonal e Nagual sono due concetti appartenenti alla tradizione degli stregoni amerindi, ripresi poi da Carlos Castaneda in quanto termini fondamentali dell'insegnamento del suo maestro Don Juan e che trovano molte corrispondenze nelle scoperte della fisica quantistica.
Con Tonal si intende il mondo, la realtà come comunemente ci appare, la visione del mondo personale, simile ma non identica a quella degli altri nostri contemporanei e conterranei.

“Il Tonal è un’isola- dice Don Juan a Carlos Castaneda – Possiamo dire che il Tonal è come il piano di questo tavolo. Un’isola. E su quest’isola abbiamo tutto. Quest’isola  è infatti il mondo [...] il Nagual è là tutt’intorno all’isola, là dove il potere  si  libera [...]  per il Nagual non c’è descrizione,  non parole, non nomi, non sensazioni, non sapere”.

Questa descrizione è molto pertinente a spiegare l'esistenza di tutto un mondo intorno a noi del quale siamo inconsapevoli solo per il fatto che non sappiamo prestargli attenzione.
Scoprire l'esistenza di una realtà parallela a quella cosiddetta ordinaria significa vedere la propria vita cambiare completamente perchè una volta scoperta questa dimensione non si può più tornare indietro o far finta che non esista. Quando la porta si apre e siamo entrati, non possiamo che andare avanti.
Andare avanti significa integrare le due parti dentro di sè e la cosa non è facile.
Bisogna imparare a gestire l'entrata in questa realtà nuova perchè, se all'inizio la sua scoperta è affascinante e la curiosità spinge a immergervisi completamente, le sue regole e la sua esistenza entrano in conflitto con l'ordinarietà e gli impegni del cosiddetto quotidiano.
Altra difficoltà è l'assoluta assenza di certezze che caratterizzano questa dimensione. Siamo abituati a nutrirci di illusioni circa ciò che è certo, un grande ostacolo allo sviluppo della percezione e al contempo un grosso tranquillante esistenziale. Un tavolo è un tavolo e questa ci pare una certezza che rende i nostri sonni più tranquilli. Poi certo, la fisica quantistica dimostra che la materia, ridotta ai suoi minimi termini (l'atomo) è vuota ma queste sono speculazioni quasi filosofiche o scoperte da microscopio, nella realtà ordinaria un tavolo è pieno, duro, solido inconfutabile e noi abbiamo un bisogno vitale di credere che sia così.
Il Tonal rappresenta quindi tutto ciò che ci è noto, la percezione della realtà data dal Tonal è quella ordinaria di tutti noi, esso rappresenta ciò che conosciamo, il modo in cui spieghiamo l'esistenza, la nostra "visione del mondo". Il Tonal è stato definito come un'isola, ognuno ha la sua, vi sono visioni più ampie o più ristrette e questo dipende dalla storia personale. Il Nagual è l'ignoto, tutto ciò che non conosciamo, tutto ciò che sfugge al nostro territorio di certezze, tutto ciò che esula dalla gabbia delle spiegazioni logiche. Quando viviamo ristretti in ciò che conosciamo sperimentiamo inevitabilmente un senso di incompletezza e insufficienza. Ogni volta che questo turbamento affiora alla coscienza, mettiamo in atto tutta una serie di strategie per ricacciarlo da dove era venuto. Accettare l'ignoto è apparentemente un atto folle perchè i rischi, inutile negarlo, ci sono. Ma al contempo vivere solo nella dimensione Tonal ci condanna a una ineluttabile e lenta agonia interiore, fatta di monotonia, ripetizioni, noia che non sono altro che lo spettro di un non definito senso di "mancanza". L'uomo ha tre grandi facoltà: creare,conservare e trasformarsi. Se resta fermo alla sola conservazione qualcosa dentro di lui inizia a soffrire e poi muore.
Amore e Conoscenza sono le due vie attraverso le quali può avvenire la trasformazione. L'una non può esistere senza l'altra, dalla loro unione scaturiscono immense possibilità di crescita e di benessere personale.
L'autoritratto Tonal/Nagual  è nato nel periodo della mia vita in cui la dimensione Nagual aveva preso il sopravvento sulla dimensione Tonal. Non è stato un periodo molto semplice
per me e nemmeno per le persone che mi stavano intorno perchè  è impossibile spiegare razionalmente qualcosa che esula dal contesto razionale. Certe esperienze vanno vissute sulla propria pelle e possono essere condivise solo tra chi le ha provate.I bambini se lasciati liberi di esprimere se stessi, riescono attraverso il "gioco" a immergersi in questa dimensione con tutta la luce, la freschezza e la verità necessarie. E' per questo che viene spesso ripetuto che i bambini sono maestri e andrebbero ascoltati e osservati maggiormente perchè nel loro modo di esprimersi, che a noi adulti pare insensato, ci trasmettono conoscenze delle quali non abbiamo percezione.
Una spiegazione sul momento creativo a questo punto è dovuta.
La creatività non attiene alla sfera razionale. Finchè il cervello vuole comandare il flusso creativo trova ostacoli alla sua espressione. Certamente con questo non voglio dire che la razionalità sia priva di funzioni, tutt'altro. La razionalità è importante in quanto argine, ma non deve diventare una gabbia, almeno non per l'artista. Trovare un equilibrio tra Razionale e Irrazionale (Tonal e Nagual) è fondamentale per tutti, ma per l'artista diventa vitale perchè la fonte della creatività, dalla quale la sua esistenza dipende, appartiene fatalmente alla sfera Nagual con la quale egli, per natura deve fare i conti e alla quale egli deve tutto. Senza creatività, l'artista muore.
L' artista a meno che non voglia votarsi a una vita di "stranezze" più vicine alla follia caotica che non a una seria presenza nella sua realtà, ha il compito immenso di equilibrare in se stesso queste due nature. Questa è la sua benedizione ma può divenire anche la sua maledizione. Dipende tutto da come riesce a giocarsi le carte.

L'autoritratto Tonal/Nagual spiega proprio questa divisione interna, rappresenta il momento in cui la parte Tonal tace, e la parte Nagual si risveglia ed entra in un mondo nuovo,
fantastico, ricco di suggestioni incredibili...come Alice nel paese delle Meraviglie....




martedì 23 maggio 2017

AUTORITRATTO COL SERPENTE


Avevo già trattato in un precedenza qui http://chiaralampo.blogspot.it/search?q=serpente il tema del serpente. Torno a farlo con un nuovo articolo per spiegare l'esperienza che ho vissuto e che ha portato alla creazione di questi due autoritratti.

Il serpente è l'animale che rappresenta l'energia chiamata dalle tradizioni col nome di Kundalini,il termine deriva dalla lingua sanscrita e sta ad indicare l'energia divina presente nel corpo umano che si ritiene risiedere in forma quiescente in ogni individuo.


Il tanto citato "risveglio di kundalini" altro non è che l'attivazione di questa energia addormentata. Vi sono numerose tecniche per smuoverla dal suo torpore, personalmente ritengo che si debba stare molto attenti ad andare intorno a cose delle quali non abbiamo una conoscenza approfondita, il rischio è quello di trovarsi a dover gestire su se stessi esperienze insolite e molto potenti, di fronte alle quali si rischia di trovare incomprensione o mala gestione.

Personalmente appartengo a quella percentuale di casi in cui kundalini si è risvegliata spontaneamente. Il processo ha impiegato anni e ha comportato difficoltà e disagi molto forti.
Al risveglio di questa potente energia segue necessariamente la sua risalita lungo la colonna vertebrale. Il processo è sia fisico che psicologico.





Sul corpo gli effetti sono molto intensi e spesso anche dolorosi, infatti questa energia se non è libera di scorrere e incontra ostacoli, fisicamente cristallizza portando sintomi quali potenti mal di testa, tremori, crampi, sudorazioni notturne, extrasistole, ecc... Psicologicamente invece si attraversano fasi di grande depressione, depersonalizzazione ma anche inaspettate e meravigliose aperture percettive.

Nei due autoritratti rappresento il momento in cui l'energia arriva alla testa e si avvolge intorno ad essa come un turbante.
Il primo autoritratto raffigura l'energia ancora giovane, grezza e non mediata.



 Nel secondo l'energia è più matura, meno violenta e inizia ad essere "domata"e gestita.







mercoledì 17 maggio 2017

SANTA SUBITO (AUTORITRATTO)



Il mondo risuona, è un cosmo di essenze spiritualmente attive. così la morta materia è spirito vivo. (W. Kandinsky)

L'autoritratto si affaccia alla storia dell'arte per la prima volta nel medioevo. Nell'arte antica è inesistente.
Attraverso i secoli osserviamo l'importanza dell'autoritratto crescere. Se seguiamo la pista dei motivi che spingono un artista a dipingere se stesso entriamo nella dimensione psicoanalitica dell'arte. La figura dell'artista come persona, con la sua storia individuale e il suo modo di essere nel mondo acquista attraverso i secoli la sua importanza.

Per me l'autoritratto è una biografia per immagine.

La somiglianza fotografica non riveste particolare importanza nella mia ricerca,l'autoritratto costituisce un metodo di autoosservazione valido nel tempo. Da un certo momento ho sentito l'esigenza di ritrarre me stessa per fermare attraverso la tela, passaggi importanti che sono avvenuti dentro di me.
Ogni immagine di me si riferisce quindi a una fase di quel lungo processo di trasformazione interiore che mi ha portata in zone sconosciute dell'esistenza, sconosciute eppure presenti, delle quali è difficile parlare.
Lascio il compito di comunicare alle tele, frutto di un lungo e ineluttabile cambiamento che non è ancora finito e mai finirà. La vita è un flusso, accettare di vivere significa accettare il flusso e non opporvisi. Opporsi al flusso significa esserne fatalmente travolti.

Credo che un'opera d'arte non vada spiegata troppo. Le parole, quando non fanno da degna cornice all'immagine (e solo la parola poetica che sgorga da un cuore sincero è in grado di svolgere questo compito) rischiano di diventare una vetrina per l'ego di chi scrive, con esiti che evocano il pirandelliano sentimento del contrario.

L'Artista ha il dovere di rispondere a tutte le domande che le sue opere suscitano nell'osservatore e se non suscitano domande o reazioni, l'Artista è sollevato da questo dovere.

Il rapporto tra fruitore ed opera è un rapporto privato. Ci vuole un'opera che parli e un osservatore che senta. L'arte va sentita prima che capita. Sentire e comprendere sono due funzioni superiori. Un'arte attenta necessita di un pubblico attento per poter sopravvivere. Quando alla parola Arte si conferisce il Giusto Valore, si abbattono i muri dell'incomprensione, ci si capisce senza parlare, ci si incontra su piani dell'esistenza reali, anche se invisibili...




giovedì 4 maggio 2017

MELUSINA CROCEFISSA



Il mito di Melusina affonda le sue radici in epoca precristiana. Come simbolo appare frequentemente nel Romanico ma possiamo trovare tracce di lei nella cultura celtica, greca e anche orientale.
Emma Jung parla di Melusina nel suo bellissimo saggio Animus e Anima, dove ripercorre attraverso il mito, in chiave psicanalitica, tutta la vicenda interiore dell'essere umano alla ricerca di quell'unione mistica che porta alla realizzazione dell'unità interiore, che è poi la chiave di volta degli alchimisti che ne parlano in termini di Grande Opera.
Nel mio percorso personale la figura di Melusina acquista una presenza centrale.

Melusina è stata rappresentata in vari modi, con una sola coda,bicaudata e alata sono le tre forme in cui ricorre maggiormente.
Simbolo del femminile che da sempre consola e inganna (da qui le due code che rappresentano la natura inferiore doppia) Melusina esercita un fascino magnetico al quale è difficile resistere.
L'argomento è talmente complesso e le cose da dire sono così tante che non basterebbe un articolo per parlare di tutto...e meno male, aggiungo. La vastità dell'argomento costituisce ai miei occhi il velo di protezione necessario a tutelare il mistero della Conoscenza.

Il simbolo di Melusina Crocefissa rappresenta l'esperienza di sofferenza che costuisce la prova che la Donna è chiamata ad affrontare e che in questo 21esimo secolo assume un'importanza centrale.



Sostengo che questo disegno sia un possibile punto di unione tra la visione precristiana e quella cristiana e che Melusina in quanto energia femminile ne costituisca il tramite.
Unire è un atto fondamentale, in Alchimia lo troviamo per esempio espresso nella formula "solve et coagula" che è implicitamente rappresentata nella parte inferiore del disegno dalla stella a cinque punte.
Il pentalfa, o stella a 5 punte è la figura geometrica che si ottiene intersecando due triangoli con il vertice rispettivamente orientato  verso l'alto e verso il basso. E' il simbolo dell'uomo ma ancora prima è il simbolo di una potente energia ctonia che risale dalle profondità della terra.



Trattandosi di energia femminile diciamo che il pentalfa rappresenta l'energia della madre terra che si risveglia e inizia il suo cammino di ascesa, e quindi sacro.
Ma c'è di più, la parola pentalfa contiene  Alfa, la lettera A, che reca in sè numerosi significati e chiavi interpretative.
Siamo in un processo sacro (non religioso e la differenza è fondamentale) incontriamo quindi la Dea che sovrintende a questa fase di risveglio dell'energia, che nell'induismo è rappresentata come la terribile Khali.


Khali la tagliatrice di teste, Khali la spietata, Khali la sanguinaria. Si allude al momento in cui gli istinti liberati prendono il sopravvento sulla capacità di controllo razionale della mente.
E' un momento di prova, in cui si sperimenta tutta la potenza distruttrice di forze che, se non bilanciate da un'azione uguale e contraria, rischierebbero di distruggere travolgendo tutto quello che incontrano. A questo proposito la tradizione Cristiana e Cabalistica intervengono in aiuto spiegandoci quale frequenza o forza sia la affidataria di mantenere l'equilibrio. San Michele Arcangelo trova in questi frangenti la sua giusta collocazione. Munito di una spada e una bilancia, sovrintende all'atto distruttivo del "solve", aiutando se necessario con potenti colpi di spada e in seguito all'atto del "coagula" quando, per mezzo della bilancia soppesa seguendo la Legge di Giustizia Cosmica.
L'energia inizia così ad essere trasformata, sgrezzata e purificata dei suoi aspetti più bestiali per alleggerirla dalle zavorre e permetterle l'ascesa.

La seconda tappa è l'uscita dell'energia alla luce del sole, da sotto terra si passa al sopra. Arrivati a questo punto la Croce si manifesta come il simbolo più potente in grado di contenere l'ascesa di un'energia tanto forte. Il simbolo della Croce nella visione che ne offre l'astrologia transpersonale è una chiara indicazione del punto in cui si trova attualmente l'energia femminile in rinascita.  La croce fissa infatti corrisponde al momento del riorientamento in cui l'individuo  (in questo caso la donna che vive con la sua storia questo tipo di esperienza energetica) prende consapevolezza della propria Anima e inizia il percorso di spiritualizzazione della materia. Sotto questa luce, la croce in virtù del suo braccio verticale diviene l'esperienza e la possibilità di trasformare ed elevare la natura inferiore eccitata e esaltata perchè in risonanza con le energie ctonie risvegliate.
Purtroppo l'esperienza è un'esperienza di sofferenza e diversamente non potrebbe essere, lungi dal voler demonizzare la materia ritengo comunque che lo sperimentare il dolore e la sofferenza che essa genera sia un mezzo efficace per poterla trasmutare in qualcosa di più elevato (in questo senso si rimanda, chi fosse interessato, all'esperienza di Cioran). Dolore e sofferenza appartengono a una dimensione grossolana e oscura, contrastarli opponendogli una fin troppo facile attitudine edonistica e godereccia significa solo spostare il problema alla prima occasione di sofferenza reale che prima o poi tocca tutti,dal momento che la sofferenza fa parte della vita.
Melusina quindi, con la coda di pesce, simbolo della natura inferiore, acquatica ed emotiva, nel momento di risalita viene inchiodata alla Croce fissa della materia.
Presenziano a questa esperienza i 4 evangelisti, rappresentati secondo l'iconografia medievale dal Toro, il Leone, L'aquila (che è lo scorpione tramutato) e l'Aquario.
Nel disegno il simbolo dell'Aquario è implicito nel significato generale e esplicitato nella scritta XXI in alto, essendo questa l'era dell'Aquario.
Una delle insiedie di questa fase del processo di risalita dell'energia è quella di cadere preda del misticismo che costituisce un punto di fuga nel momento in cui il dolore raggiunge livelli intollerabili. Il misticismo appare quindi più come una psicosi, una psicosi elevatissima e foriera di grandi illuminazioni, ma sempre una tappa del percorso che può (ma non deve necessariamente) essere superata.
Il superamento della psicosi mistica si ha nel momento in cui l'attenzione viene spostata a qualcosa di ancora più elevato della sfera religiosa.


Nel disegno in alto a destra vediamo il simbolo della chiamata mistica e insieme un triangolo con tre stelle. E' il triangolo formato dalle stelle Procione (appartenente alla costellazione del Cane Minore), Betelgeuse (appartenente alla costellazione di Orione) e Sirio (appartenenete alla costellazione del Cane Maggiore).
Sirio, il sole dietro il sole, la luce che risplende a Oriente, la luce che conduce il ricercatore sincero, colui che prova, sbaglia perchè si abbaglia alla troppa luce del sole ma attraverso gli errori, mai fermandosi, mosso da una daimon che lo rende un pò "folle" come il matto del Tarot di Marsiglia, intraprende la strada della conoscenza, una strada che in questo 21esimo secolo, il secolo di risveglio dell'energia femminile, costituisce una sfida ma anche un dovere per chiunque ne senta la chiamata.