mercoledì 16 marzo 2016

HO VISTO UN ANGELO

Ma non un angelo qualsiasi. Ho incontrato San Michele, cioè, per l'esattezza io volevo essere colpita anche se non lo sapevo e lui mi ha accontentata.
E' successo tutto durante un'esperienza molto particolare avuta in Puglia, della quale ho già scritto altrove, omettendo di raccontare la cosa principale e cioè la mia esperienza singola.
Si perchè in quella "vacanza", avevo vissuto cose talmente incredibili e condivise, che la mia esperienza individuale mi sembrava poca cosa a confronto.
Quindi mi ero concentrata a raccontare quello che avevo vissuto con altre persone, anche per una forma di codardia. Preferivo partire con le spalle coperte, almeno per diluire nella condivisione con altri, le accuse di visionarietà o peggio, che inevitabilmente avrei attirato.
Adesso è arrivato il momento di raccontare quello che è accaduto a me e solo a me, perchè da quel giorno la mia vita è cambiata e mi sono stufata di far finta di niente.

Alla fine di un lungo tour attraverso la Puglia, sono giunta a Monte San Michele, sul Gargano.
Lo stato in cui mi trovavo non era precisamente quello che si può definire "razionalmente stabile". Avevo visto talmente tante cose, vissuto talmente tante esperienze inspiegabili che ero cotta a puntino. Dico sempre che se in quei giorni mi fosse passato davanti un asino svolazzante lo avrei salutato con tranquilla indifferenza, come fosse la cosa più ovvia del mondo.

L'incontro con San Michele è stato abbastanza banale in verità, a confronto con quello che avevo vissuto precedentemente.
Ricordo che arrivammo a Monte San Michele nel primo pomeriggio e, come tutti i turisti che si rispettino, dopo aver parcheggiato l'auto si entrò nel primo bar per prendere un caffè.
Bar "Dell'Angelo" in via "Madonna degli Angeli". Essendo dove eravamo, era abbastanza ovvio sia il nome del locale che quello della via, anzi, a dirla tutta quando lo lessi mi venne da ridere.
Il bar, che era anche ristorante, non aveva niente di particolare, anzi, era  tutto molto comune. Il solito bar per turisti con le solite cose di tutti i bar.
Non c'era nessuno tranne il barista, un ragazzo giovane che lavava le tazzine al banco.
Non alzò la testa per guardare chi entrava, era completamente assorto nella sua mansione. A una seconda occhiata vidi che era davvero bello, ma di una bellezza strana, troppo perfetto.
I capelli neri e lucidi, lunghi, legati a coda. La pelle bianca che sembrava porcellana. Cominciai a guardarlo e mi sembrava finto. Più lo guardavo e più sembrava che la sua figura assumesse un che di plastificato, lucido, irreale.
Cominciai a sentirmi a disagio di fronte a tanta perfezione e non riuscivo ad avvicinarmi al banco per chiedere il caffè.
Ricordo che provavo uno strano senso di vergogna, quasi di pudore. Ero stanca,sporca, coi capelli arruffati, stravolta.In quel momento avrei voluto scomparire. Me ne stavo quindi indietro e facevo finta di niente, cosa che mi riesce benissimo, negli anni ho affinato una tecnica di dissimulazione impeccabile. Evitavo sempre di guardarlo ma avevo le antenne spianate, in quel momento recepivo tutto.
Con noi c'erano due bambine deliziose che appena videro il barista corsero da lui e cominciarono a fare le domande che avrei voluto fargli io: "Ma chi sei? Sei bellissimo! Ti chiami cosi? Ti chiami cosà? Come ti chiami? Sei un attore?"
Il barista, gentile ma freddo, rispose: "Mi chiamano in tanti modi ma il mio nome è solo uno: MICHELE".
In quel momento io ho provato una duplice sensazione da una parte il cuore mi si è come fermato, ha fatto un tonfo e poi è ripartito all'impazzata. Dall'altra mi son sentita scema. Una voce, la solita voce che da sempre mi accompagna, ha iniziato a prendermi in giro :" ahahahahahah, seeeee, adesso vuoi dirmi che credi che quello sia San Michele!!! ahahaha ma riprenditi, ma guardati, ma ti vedi? ma vai a lavorare invece di vedere gli angeli".
In quel momento per la prima volta sono entrata in conflitto con quella voce odiosa e mi son detta "Va bene, allora facciamo un gioco. Io resto ferma immobile qui, conto fino a tre e poi lo guardo. Se in quel preciso momento anche lui alza gli occhi e mi guarda dritto negli occhi, allora cara la mia vocina hai torto, altrimenti hai ragione e quando rientro in toscana mi trovo un buono psichiatra".
La posta in gioco era alta, perchè sapevo che se non fosse accaduto quello che a quel punto speravo accadesse, al mio ritorno sarei dovuta davvero andare da uno specialista per risolvere i problemi di ipersensibilità ed iperemotività che mi accompagnavano fin dalla prima infanzia.
"Uno...due...tre"
Alzati gli occhi, colpita, affondata.
E' stato un attimo. Nel ricordo ha l'aspetto di una moviola.
Io alzo gli occhi e lui, che fino a quel momento li ha tenuti bassi senza mai mai mai guardare nessuno, alza gli occhi e mi guarda. Ma non era uno sguardo quello. Era una cannonata dritta negli occhi. Il tutto credo sia durato una frazione di secondo, ma mi ha stesa. Lui ha riabbassato gli occhi e ha servito i caffè. Io non ricordo se abbia bevuto il mio o no.
Ricordo solo che sono uscita dal bar e mi sono seduta al sole. Stavo svenendo. Subito è scattato il processo di rimozione. La voce interiore era muta. Io ho dissimulato tutto e ho detto che avevo avuto un giramento di testa ma che stavo bene.
Ho pianto dopo. In un negozio di souvenir. Davanti alla proprietaria.
Ero entrata per comprare qualche ricordo. Il negozio era l'unico non turistico e mi aveva attirata per quello. Quando sono entrata era pieno di gente che in poco si è dileguata. Restate sole io e lei, ricordo di averle detto "Siete fortunati a vivere in questo posto", e lei, dopo avermi guardata a sua volta, si tolse gli occhiali e mi disse "Ah, se n'è accorta?" fissandomi negli occhi.
A quel punto non ce l'ho più fatta e sono scoppiata a piangere. Non riuscivo a trattenermi e mi scusavo della reazione scomposta. Lei invece non era affatto stupita e mi disse di aspettare.
Sparì nel retrobottega e vidi che travasava dell'acqua da una bottiglia grande dentro una piccola.
Me la regalò.
Le promisi che sarei tornata.

Questo è stato il mio incontro con San Michele, poi ho scoperto di vivere sulla Linea Micaelita.