lunedì 17 ottobre 2016

INTEGRAZIONE SESTO RAGGIO COSMICO, ULTIMA TAPPA.

Come avevo promesso arrivo all'ultimo punto dell'integrazione del Sesto Raggio Cosmico o, secondo le mie ipotesi, raggio di Amore.
Entro subito in media res senza fare preamboli o sinossi per introdurre al lettore cosa sia il sesto raggio cosmico ecc...chi lo sa lo sa e chi non lo sa può leggere i due articoli che precedono questo, dove è spiegato tutto il discorso che sto concludendo con questo articolo.
Dunque, l'ultima tappa dell'integrazione del sesto raggio cosmico, nel mandala del Tarot di Marsiglia, è indicata dalla carta XX, IL GIUDIZIO.


adesso, siccome non ho più voglia di scrivere "trattatorum philosophorum" ma voglio dire alcune cose, farò l'esercizio che Jung faceva fare ai suoi pazienti, come si vede nel film "Dangerous Method"... io scriverò una serie di parole inerenti alla carta, oh tu lettore/ice che in questo momento stai leggendo queste parole sappi che sono VIVE (schock ;) )

Quindi oh lettore/ice, leggi queste parole che sono inerenti all'ULTIMA TAPPA DELL'INTEGRAZIONE DEL SESTO RAGGIO COSMICO

GIUDIZIO
RESURREZIONE
ANDROGINO
UNIONE MISTICA
SEGRETO DELLA CAMERA NUZIALE
ALCHIMIA
KHRISNA
MONTE CALVO
CHIAMATA
SESSO
PREGHIERA
GIOIA
VITA
LUCE

...ti auguro una giornata serena caro lettore/trice e grazie di aver speso del tempo per leggere questo messaggio.



domenica 31 luglio 2016

IL GRANDE GUARDIANO

Il Secondo Guardiano della Soglia è una tappa obbligata per chiunque percorra seriamente il cammino dell' EVOLUZIONE.
Costituisce l'inevitabile tappa per poter accedere a un nuovo piano di coscienza.
Detto in questi termini sembra qualcosa di estremamente complicato, in realtà è talmente semplice che risulta incomprensibile, ma si sa, solo i bambini, protetti dalla loro naturale e transitoria purezza, riescono a vedere la realtà per quella che è.
Il grande guardiano della soglia è a ben ragione detto GRANDE.
Esso ha un ingrato compito, e cioè quello di fare da portinaio.
Egli è in un certo senso costretto a svolgere un ruolo fondamentale nell'equilibrio delle energie, anche se personalmente credo che forse sarebbe il caso di prendersi una vacanza perchè attualmente ha talmente  svolto bene il suo compito che l'intero pianeta si trova più o meno inconsapevolmente (ma forse in questo caso è preferibile la minor consapevolezza) davanti alla sua porta.
Ma tutti questi son discorsi generali che lasciano il tempo che trovano.
Passiamo alla analisi più specifica.
Per fare questo mi servo di un'immagine che tutti sono in grado di riconoscere.
Il Diavolo.
Cosa è il diavolo?
A questa domanda seguono le risposte più varie, sono stati scritti trattati su trattati.
Ogni settore della umana comprensione lo ha "circoscritto" in una definizione comprensibile al settore stesso.
Le definizioni, apparentemente in contraddizione tra loro, in realtà descrivono tutte la medesima sostanza, vista da punti di vista differenti e descritta usando termini differenti, dalla psicanalisi, passando dalla psichiatria per raggiungere l'alchimia attraverso la magia approdando all'ambito delle religioni in tutte le loro possibili declinazioni.
A questo punto, la grandezza del GRANDE GUARDIANO ha giocato la sua carta vincente, il suo jolly. Ha detto semplicemente che non esiste. E' scomparso dall'ambito delle definizioni.
Questo è un trucco da vero maestro.
Quando ero piccola, mi accadde un episodio divertente.
Mi trovavo in vacanza coi miei genitori in Inghilterra. In una fiera un signore onesto, aveva messo un banco sopra il quale stava una scatola metallica con un'apertura per inserire le monete e un lucchetto che chiudeva la scatola.
Il gioco, per chi voleva, consisteva nell'inserire la moneta nella fessura e in seguito scegliere una chiave da un tabellone in cui vi erano 100 chiavi diverse.
Solo una apriva la scatola. Chi l'avesse trovata avrebbe preso il contenuto dell'intera scatola, il "bottino" insomma.
Io avevo circa 4 anni.
Siccome giocare mi è sempre piaciuto, insistetti a lungo affinchè i miei genitori accettasero di inserire la monetina nella scatola. Ovviamente loro non volevano ma io, bambina dalla capacità infinita di insistenza, alla fine riuscii a prenderli per esasperazione.
Inserita la moneta, presa la chiave, aperta la cassetta, intascato il bottino.
Quel buon uomo era stato onesto, e la sua onestà mi aveva ricompensata.
I miei genitori non volevano perchè vedevano la "fregatura" del gioco, e prima di tutto non credevano che fosse vero che una chiave tra le 100 avrebbe aperto la cassetta, poi non credevano che se anche ci fosse stata, io la avrei trovata. Insomma, loro non credevano...gli mancava la fiducia.
Io ricordo che non avevo nessun dubbio nè sulla buona fede di quell'uomo nè sul fatto che la chiave che avevo preso senza pensarci non avrebbe aperto. Ero talmente sicura che fui molto stupita dalla reazione di tutti.
I miei genitori intascarono il bottino e dopo poco si dimenticarono dell'accaduto. Io ne ebbi un'impressione che nel tempo si è trasformata in certezza.
Quello che viene definito diavolo, è una immagine che appartiene alla mente. Esiste per chi lo vede. Chi non lo vede, semplicemente non lo descrive a se stesso.
Si perchè è una dimensione che appartiene all'interiorità di ognuno di noi.
Il "diavolo" siamo noi, è la nostra energia più profonda, la forza che ci tiene collegati al pianeta, la nostra "gravità".
Dire che esiste o dire che non esiste è la medesima cosa. L'energia è energia, tutto è manifestazione dell'energia, dipende dall'uso che ne facciamo.
Il nodo è esattamente questo.
Che uso facciamo di questa energia che in se stessa è neutra?
Ancora una volta dobbiamo stare molto attenti, perchè la questione a questo punto diventa delicata e della massima importanza.
A mio avviso, l'unico modo buono per utilizzare questa energia è farla risalire fino al cuore.
Ma qui, ognuno è libero di farne quello che vuole.
Certo, più la si conosce, più si impara ad usarla e più i rischi di rimanerne schiacciati aumentano.
Si perchè questo tipo di energia ha solo un inconveniente, all'inizio ti fa credere di aver trovato il tesoro dei tesori, ti alletta con le promesse più affascinanti e cioè si propone come chiave per ottenere ciò che credi di desiderare, ciò che credi sia il bene per te, qualsiasi sia il tuo desiderio, dal più materiale al più spirituale (in fondo ci conosce meglio di chiunque altro perchè è parte di noi). In un secondo momento, quando sei ben bene incatenato a te stesso e ai tuoi desideri, ti molla da solo e comincia il caos. A quel punto arriva il prezzo, la solitudine.
Certo, si può fare della solitudine un posto meraviglioso e restarci per l'eternità, o almeno fintantochè questa condizione serve ad equilibri ben più grandi.
Personalmente ho sempre preferito trovare scorciatoie.
Una buona scorciatoia per uscire da questa ruota continua è quella di integrare il sesto raggio cosmico.
E questa cosa non sono io a dirla, per fortuna....

giovedì 28 luglio 2016

Amore (il problema dell'integrazione del sesto raggio cosmico SECONDA TAPPA, IL PICCOLO GUARDIANO)


IL PICCOLO GUARDIANO





Come avevo anticipato nel precedente articolo http://chiaralampo.blogspot.it/2016/06/amore.html , eccoci arrivati alla seconda tappa della colonna VI del Tarot.
L'Arcano XIII.



Questa è la fase più complessa e dolorosa dell'esperienza, la fase in cui i pericoli diventano maggiori.
In questo passaggio incontriamo per la prima volta quello che Rudolf Steiner ha definito "Il guardiano della Soglia".
Una precisazione.
I Guardiani della soglia sono due: piccolo e grande.
In questo articolo parliamo del PICCOLO.
Se incontriamo il piccolo guardiano e ne siamo consapevoli, significa che abbiamo raggiunto un livello di consapevolezza tale da renderci conto di dove siamo. Questo non ci esenta dall'incappare in rischi e pericoli, anzi, i pericoli sono tanto maggiori quanto aumenta il livello di comprensione, per il semplice motivo che l'ostacolo è sempre un pochino più elevato della nostra capacità di visione, in modo tale da renderci le cose leggermente più complicate (sic est...).
Ma si sa, il percorso di crescita non è una allegra scampagnata tra amici, neppure una gloriosa ovazione, e neppure una rilassata domenica in famiglia.... e i complimenti non aiutano l'ego a morire.
Il Sesto Raggio Cosmico rappresenta la potente vibrazione dell'energia di Amore che DEVE necessariamente essere integrata in questo delicato momento "storico".
Giova ricordare che l'Amore non è una parola, come la mente ci porta a PENSARE, ma una vibrazione che, se accettata, costituisce la scorciatoia per l'elevazione e, visti i tempi, oserei dire per la fuga...
In questa fase, l'incontro col piccolo guardiano della soglia, siamo assistiti da servitori, incarnati o no, che in qualche modo tenteranno di farci arrivare la loro presenza BENEVOLA al nostro fianco.
Dobbiamo quindi essere molto fiduciosi in questa fase perchè la fiducia è l'unica àncora che in questo momento possediamo.
La morte dell'ego è cominciata, con tutta la sofferenza e il pericolo che essa comporta.
Quale è questo pericolo?
Molto semplicemente è il fuggire di fronte alla morte. L'ego non vuole morire e nel momento in cui si accorge che i rischi sono reali, farà di tutto per salvarsi, cercando riparo, cercando comprensione, cercando dolcezza e infine cercando di allearsi al proprio carnefice.
Se non puoi vincere il tuo nemico, alleati...
Quindi l'ego comincerà a pensare che il piccolo guardiano non è in fondo così brutto, che non fa paura, che anzi, è affascinante e misterioso e interessante. L'Ego sceglierà una maschera da fare indossare al guardiano, una maschera a lui gradita, così da poterlo "definire" e aggirare.
In questo modo non fa che gettare illusione su illusione, roteando su se stesso nella sala dalle mille porte, creando un vortice di risucchio verso il basso.
La mente è un labirinto dal quale si esce solo con l'energia del cuore.
Se mente e cuore restano distaccati, non esiste alcuna possibilità di superare la piccola illusione, figuriamoci la grande.
Come Seth fece a pezzi Osiride, così il piccolo guardiano distrugge tutto ciò in cui credevamo. Le nostre certezze più incrollabili, le nostre illusioni meglio confezionate.
Tutto passerà sotto la falce dell'Arcano XIII, affondata nel mare nero della nostra interiorità per spazzare via ogni vecchia cristallizzazione.
E' il crollo di tutte le nostre certezze.
Ma se osserviamo la carta, possiamo vedere coi nostri occhi che in quel mare nero, nel quale affonda spietatamente la falce della MORTE vi sono molte piantine, di colore giallo e blu.
La falce è azzurra così come una delle due braccia della morte.
La colonna vertebrale è azzurra e, se guardiamo bene, un piccolo cuore azzurro sbuca dal taschino rosso della morte e si unisce all'estremità della colonna vertebrale.



La vibrazione del raggio di amore è l'unica via di uscita da questo labirinto.
Quanto prima ci affideremo ad essa, tanto prima troveremo l'uscita....

(...continua...)


mercoledì 15 giugno 2016

AMORE (Il problema dell'integrazione del raggio d'amore o sesto raggio cosmico)



Avevo già affrontato il tema del problema dell'integrazione del sesto raggio cosmico in questo articolo (http://chiaralampo.blogspot.it/2015/12/leggimi.html) e ancora prima avevo iniziato ad affrontare il tema dell'amore in quest'altro articolo http://chiaralampo.blogspot.it/2013/10/amore-glows-in-dark-arte-che-si.html .
Torno a parlarne e per farlo mi appoggio allo strumento che nel tempo si continua a rivelare ottima bussola, con ago puntato alle energie di Sirio.
Lo strumento è il Tarot.
Nel Tarot l'energia del SESTO RAGGIO COSMICO è ben rappresentata dalla fila 6, che si sviluppa in verticale e comprende tre carte o passaggi fondamentali: VI/XIII/XX.


In questo articolo cerco solo di dare un piccolissimo contributo alla comprensione della prima tappa, la tappa numero VI.

Il VI è L'AMOREUX.



Tutti conoscono la parola Amore, nessuno o pochi hanno intuito quale sia il reale significato di questa parola.
Osserviamo la carta.
Un uomo in mezzo a due donne, che lo tirano ognuna dalla propria parte.
La donna sulla sinistra ha un'ala rossa che ricorda l'ala di un demone.
La donna a destra ha un'ala azzurra, che ricorda l'ala di un angelo.
Interessante anche l'intreccio delle mani. "Come si vede, le interpretazioni sono inesauribili. E tutte quante ci portano a dire che l'Innamorato è una carta di relazione che rappresenta l'inizio della vita sociale" (Alejandro Jodorowsky, la Via dei Tarocchi).
Voglio fare un raffronto tra questa carta e la rappresentazione di Ercole al bivio.



Dice Panovfsky nel suo saggio "Ercole al bivio": «Il giovane Ercole si trova da tutt’altra parte che a un “bivio” ma, incalzato dai dubbi su quale “via” intraprendere nella vita, si è appartato in un luogo solitario non ben precisato, dove se ne sta in meditabondo raccoglimento. Ecco allora apparirgli due donne dai tratti riconoscibili, “grandi”, vale a dire due figure ultraterrene. L’una, riconosciuta da tutti come Virtù, ha un aspetto sano e nobile, veste di bianco: la pulizia dello stile è il suo unico ornamento, ed essa si avvicina con sguardo modesto e portamento pudico. L’altra, al contrario, conosciuta dagli amici come Felicità, dai nemici come Vizio, ha forme morbide ed esuberanti, truccata, così da sembrare più bianca e più rossa di quanto non sia nella realtà, e con un portamento che dà l’illusione di una figura ben più eretta di quanto non sia: si guarda intorno con occhiate
impudiche, mentre le vesti non lesinano la vista delle sue grazie. In due discorsi e in una replica entrambe gli promettono, ciascuna a modo suo, di condurlo alla felicità – l’una mediante il piacere e l’ignavia, vale a dire percorrendo la via “più piacevole e comoda”, l’altra attraverso fatiche e pericoli, e cioè salendo per un sentiero “lungo e difficile”. La decisione di Ercole ci è nota»

Se si raffrontano le due raffigurazioni si capisce subito che trattasi della medesima esperienza.

Chi intraprende un reale percorso di crescita e di ricerca interiore, a un certo punto si trova di fronte alla scelta.

Ma scelta tra cosa? Una visione cattolica direbbe subito: tra vizio e virtù.

Dice Osho: "Con l'amore, per la prima volta l'anima sorge in te. L'ego scompare e sorge l'anima..."

Il primo contatto con l'energia di amore è in realtà un primo contatto con la propria anima.
Si tratta di un'esperienza che, nel linguaggio del Tarot, si compie in tre fasi.
La prima è appunto la fase della "scelta". Ma quindi, scelta tra cosa?
Scelta tra seguire le due parti della nostra natura. La parte animale, che ci spinge verso un'esperienza di attrazione fisica, e la parte spirituale che ci spinge verso un'esperienza di morte e trasformazione.
Certo, le due opzioni non si escludono a vicenda, ma nell'esperienza spirituale vanno riconosciute come tendenze distinte, si potrebbe dire che rappresentano due movimenti, uno orizzontale e l'altro verticale.
Bisogna far notare che nella carta del Tarot è presente un angioletto che sta scoccando una freccia in basso, le interpretazioni possono essere molte, in maniera giocosa possiamo vedere Cupido che ispira pensieri volti a orientare il personaggio verso la propria anima....
La prima tappa è quindi relativamente semplice, si tratta solo di riconoscere dentro se stessi i due movimenti. Una volta riconosciuti, si può decidere quale dei due seguire.
Quello orizzontale, ci conduce verso le gioie terrestri, quello verticale verso un'esperienza terribile e dolorosa conosciuta come "morte dell'ego" e rappresentata dalla seconda carta della colonna VI, L'arcano XIII..... (continua)

venerdì 27 maggio 2016

Che succede a Barga?



Molto semplice, a Barga, per motivi che cercherò di spiegare in questo articolo, si stanno ricevendo messaggi molto chiari provenienti da Sirio.
Detta così può sembrare l'inizio di un film di fantascienza, e se al lettore fa piacere leggerla in questo modo, nessuno si opporrà.
Lungi da noi il fare opera di "proselitismo" o "evangelizzazione", esiste già chi ha assunto su di sè tale compito. Noi siamo artisti, e viviamo la cosa a modo nostro, seguendo l'ispirazione.
E' ormai cosa nota che l'essere umano usa circa il 3% del cervello, il resto rimane tristemente atrofizzato, inutilizzato e buono solo come riempitivo della scatola cranica.
Ma come è possibile tutto ciò?
E' semplice, le cellule cerebrali sono collegate tra di loro dalle cosiddette "sinapsi". Sarebbe interessante a questo punto sapere cosa ne pensa un neurologo, ma i neurologi tendenzialmente sono troppo impegnati a studiare gli effetti dei farmaci e solo pochi si interessano alle cosiddette "facoltà latenti" dell'essere umano...
Quindi si brancola nel cosiddetto buio e si va per tentativi e soprattutto per ESPERIENZA DIRETTA dei fatti, che poi è la cosa migliore.
Quello che succede a Barga è esattamente un'esperienza diretta, in ambito artistico, di ciò che accade al cervello umano e quindi in questo caso agli artisti che lo portano, quando le sinapsi aumentano in maniera esponenziale.
Come fanno ad aumentare?
Ci sono vari metodi, qui a Barga, per motivi che abbiamo già spiegato in un altro articolo inerente alla figura di San Cristoforo ( http://www.barganews.com/2015/07/25/san-cristoforo/ )le sinapsi aumentano grazie all'uso del Tarot.
Studio da anni questo misterioso libro muto, e posso dire senza ombra di dubbio, che il suo effetto sul cervello è davvero portentoso.
Il Tarot, attraverso una serie infinita di simboli, è uno strumento che crea le connessioni neuronali adatte a percepire lati della realtà che altrimenti resterebbero non percepiti. Questo non significa che non esistano, ma semplicemente che noi non li vediamo.
Che succede quindi a Barga?
Succede che per destino, sincronicità, fato, caso o come lo si voglia chiamare, due persone sono entrate in contatto con questo strumento, in modi completamente diversi.
Ne è nata una inevitabile collaborazione. Quando si capisce di lavorare per qualcosa che va oltre alle nostre singole aspirazioni, qualcosa che può essere utile e che deve essere utile a tutti coloro che sentono risuonare una richiesta dentro di loro, allora si inizia a fare le cose seriamente.
Quindi, che succede a Barga?
Niente di apocalittico, si apre solo una porta su qualcosa di sconosciuto e di benefico, che si pone come scopo ultimo quello di aiutare chi vuole essere aiutato.
L'incontro tra me che scrivo e Keane è quindi inevitabile.
Collaboriamo insieme a un progetto che non è ambizioso nel senso umano del termine, perchè nè io nè lui avevamo idea di quello che sarebbe successo.
Insieme però possiamo dare un piccolo esempio, a tutti coloro che si sentono interessati, di quello che vuol dire canalizzare messaggi che provengono da dimensioni superiori all'ego singolo.
Personalmente credo che il fine dell'arte non sia semplicemente quello di glorificare la figura umana dell'artista.
L'artista è al servizio dell'Arte, e l'Arte è un canale di apertura verso dimensioni collettive che riguardano tutti.

giovedì 26 maggio 2016

Come sopra, cosi' sotto

 "Io dicerò come procede
per sua cagion ciò ch’ammirar ti face,
e purgherò la nebbia che ti fiede. 


Lo sommo ben, che solo esso a sé piace,
fé l’uom buono e a bene, e questo loco
diede per arr’a lui d’etterna pace. 


Per sua difalta qui dimorò poco;
per sua difalta in pianto e in affanno
cambiò onesto riso e dolce gioco. 


FONTE DELLA MEMORIA


Quelli ch’anticamente poetaro
l’età de l’oro e suo stato felice,
forse in Parnaso esto loco sognaro
Qui fu innocente l’umana radice;
qui primavera sempre e ogne frutto;
nettare è questo di che ciascun dice.
(Dante, Purgatorio, Canto XXVIII)




FONTE DELL'OBLIO

"La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [...] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto"
(Friedrich Nietzsche) 





sabato 21 maggio 2016

Un incontro poco felice.



Molti anni fa, ricevetti l'invito informale a una cena, a casa di un noto scultore che adesso non è più su questo pianeta.
Lo stimavo molto come artista e, per quello che avevo potuto constatare di persona, mi era simpatico anche come uomo.
Era molto anziano quando mi invitò a cena. Ci conoscevamo abbastanza bene per cui andai tranquillamente a casa sua. Ovviamente non era un invito "privato" ma nasceva dal sincero tentativo da parte della moglie di farmi, come si suol dire, "dare una mano" artisticamente parlando.
Lui aveva visto le foto di alcuni miei quadri e quindi, da buon anziano, avrebbe dato il suo parere artistico sul mio lavoro.
Queste erano le premesse. Io ho sempre avuto grande difficoltà ad espormi, un pò perchè ero suscettibile a qualsiasi cosa venisse detta circa quello che producevo e un pò perchè ero la più feroce critica di me stessa, talmente spietata da bloccarmi.
Racconto questo episodio perchè ancora mi stupisce, nel ricordo, quello che accadde quella sera.
La cena iniziò bene, io conoscevo il tipo umano che incarnava quello scultore, era stato un uomo bellissimo da giovane, un Don Giovanni della prima ora. Aveva avuto una vita avventurosa ed era piacevole ascoltare i suoi racconti perchè sembrava di vedere un film. Inoltre aveva una vis comica molto forte, per cui riusciva ad attirare l'attenzione su di sè e a mantenerla costante. Certamente una personalità forte e magnetica.
Quella sera quindi iniziarono i racconti epici (veri) della sua vita, che sebbene li avessi già sentiti altre volte, non mi stancavo mai di ascoltare.
Arrivò però il momento in cui dovette parlare del mio lavoro. In tutta sincerità in quel momento io avrei evitato, mi vergognavo molto, mi sembrava in qualche modo di volerlo sfruttare o di essere lì per chiedere un favore. E in effetti sembrava proprio così. Lui disse due cose, anche lusinghiere circa i miei quadri, ma poi qualcosa in lui mutò direzione e iniziò a diventare aggressivo. Di fronte allo sgomento della moglie e mio, iniziò a inveire contro le donne in generale per poi restringere il campo a me.
Io non ricordo bene se ci fu qualcosa che io dissi che scatenò la sua furia, fatto sta che dopo aver tuonato contro la natura femminile, concluse dicendo che il posto delle donne era in cucina. E questo fu tutto. Salutandoci alla fine della serata, mi chiese se per caso mi fossi offesa, io balbettai qualcosa per tranquillizzarlo e poi non tornai mai più a trovarlo. Mi era bastato.
Nel suo lavoro, che tocca dei vertici sublimi per il modo in cui riuscì a trattare il marmo, ci sono tuttavia delle cadute di energia, in un'opera in particolare in cui ritrae una donna, emerge tutta la rudezza che ho sperimentato qulla sera.
Inutile dire che quell'opera non piace a nessuno, sebbene sia in un punto molto visibile ai passanti.
Il ricordo di questo episodio mi crea dispiacere, non tanto per me che ho fatto il callo agli attacchi gratuiti, quanto per lui. Ancora adesso sento quella rabbia che nasce dal non essere riuscito a entrare in contatto con la dimensione spirituale femminile. Le sue sculture migliori, rappresentano fiori, fiori carnosi, dalle forme piene, le linee armoniche, la sapienza nel riuscire a levigare il marmo tanto da farlo diventare trasparente. Fiori bellissimi nel suo giardino, ma mai nella sua vita ha sentito l'ispirazione a fare uscire una rosa dalla materia.

lunedì 11 aprile 2016

LA DONNA SERPENTE



 "Adonai Al-ma Nahash Betohy?" ("Dio, perché il Serpente è in me?")

"Quando vogliono scrivere il Mondo, pongono un Serpente che divora la sua coda, figurato di varie squame, per le quali figurano le Stelle del Mondo. Certamente questo animale è molto grave per la grandezza, si come la terra, è ancora sdruccioloso, è simile all’acqua: e muta ogn’ anno insieme con la vecchiezza la pelle. Per la qual cosa il tempo facendo ogn’ anno mutamento nel mondo, diviene giovane. Ma perché adopra il suo corpo per il cibo, questo significa tutte le cose, le quali per divina provvidenza son generate nel Mondo, dovere ritornare in quel medesimo".
Così Orapollo descrive il serpente nel suo Hieroglyphica.

Nell'Alchimia,il serpente che si morde la coda, l'Ouroboros rappresenta l'eterno ciclo della vita che finisce e ricomincia attraverso il compimento delle tre fasi dell'opera alchemica (nero, rosso, bianco), opera che può essere compiuta da chi possiede l'oro interiore, cioè la capacità di trasformazione.

A livello simbolico il serpente assume significati positivi e negativi. Da sempre è associato all'arte medica, basti pensare al simbolo delle farmacie che vede un bastone (il bastone di Esculapio) avvolto da un serpente, o il caduceo avvolto da due. Spiegare i motivi che sono alla base di questa differenza ci porterebbe lontano dal senso di questo articolo, cito solo il Livres des figures Hièroglyphiques, dove, a proposito dei due serpenti,  trovo scritto che: "Questi sono i due serpenti avvinghiati al caduceo di Mercurio, da cui egli deriva il proprio grande potere e che assume qualsiasi forma egli voglia..Quando i due serpenti vengono messi nella fossa mortuaria si mordono l’un l’altro crudelmente.. Attraverso la putrefacio perdono la loro precedente forma naturale per assumerne una nuova e più nobile"




Anche l'Hermite del Tarot impugna un bastone che, a ben guardare, bastone non è ma ha la forma di un serpente....


Il serpente è un animale che si rigenera, cambiando la sua pelle, abbandona il vecchio involucro  e lo sostituisce con uno nuovo. Il suo veleno,se da una parte può causare la morte, dall'altra costituisce un elisir molto potente capace di donare la vita eterna.

Nel mito del paradiso terrestre è il serpente che suggerisce  alla donna di tentare l'uomo a mangiare il frutto dell'albero della conoscenza. 
Il femminile e il maschile, da un punto di vista gnostico, disubbidiscono all'imperativo che voleva che il buono fosse separato dalla conoscenza. Mangiando la mela, danno inizio alla storia dell'uomo, compiendo un atto di rivolta contro il principio creatore, decidono di essere all'altezza di capire le leggi che governano il mondo. 
La situazione attuale dell'umanità, ma anche i cicli storici, ci inducono a pensare che forse era meglio non mangiare la mela...ma è inutile piangere sul latte versato, questa è la situazione. 

I Perati, una comunità gnostica, identifica nel serpente il Redentore, e in Gesù-Cristo una sua particolare e contingente incarnazione.
Quanto lontano da ciò che ci insegna la nostra religione, che vede invece nel serpente il simbolo di tutti i mali del mondo.

Quando il simbolo del serpente si unisce alla donna, ne deriva sciagura.
Basti pensare a Lilith il demone, la "diavolessa" come la definisce Primo Levi, "La prima moglie di Adamo" come dice Mefistofele a Faust (per chi non avesse capito mi riferisco al Faust di Goethe).
In fondo non è Eva che ascolta il serpente e induce il povero ingenuo e puro Adamo a mangiare la mela? (Come se non fosse bastata la costola...)
Sempre colpa della donna, tutto il male del mondo deriva dalla donna. 
Meno male che hanno abolito i roghi, almeno quelli fisici.
Ma la donna non è il serpente.
C'è un grosso equivoco in questo passaggio.
E se avessero ragione i Naasseni (o Ofiti) che veneravano proprio il serpente come primo latore della conoscenza?
Questa scuola gnostica del II secolo, ritenuta ovviamente ereticissima, partiva da un presupposto che, solo a dirlo si sente ancora odore di rogo: LO SPIRITO SANTO E' FEMMINA. Secondo i Naasseni, il Padre di tutti (primo uomo) aveva originato il Pensiero (il figlio) e l'Agape o Spirito Santo (la prima donna).



Che atrocità.
Eppure questa assurdità trova una corrispondenza molto precisa in ciò che viene disegnato  dentro un altro grande libro muto tornato in vita in questo XXIesimo secolo grazie al restauro fatto da due grossi personaggi viventi: Philippe Camoin e Alejandro Jodorowsky.
Mi riferisco al TAROT che, è bene sempre ricordarlo, non è "le carte" o "i tarocchi". 
E' un'altra cosa, è un libro muto per immagini, più vicino all'alchemico MUTUS LIBER che non a tutti gli altri mazzi di tarocchi conosciuti.
Il grande pregio di questo libro è proprio quello di usare un linguaggio moderno, visivo, simbolico, comprensibile da tutti proprio perchè si avvale di immagini e non di lingua scritta o parlata.
Se guardiamo la carta finale del mazzo, la XXI appunto, che rappresenta il mondo, vediamo che al centro di una "mandorla" vi è una figura femminile. La carta finale del Tarot rappresenta la tappa finale di un percorso di conoscenza, il percorso che ogni discepolo compie nel suo viaggio in questa vita, ed è una donna. E se volessimo proprio rivelare un segreto nascosto, il serpente è rappresentato anche in questa carta, ben celato però perchè trasformato nella sua evoluzione: l'Aquila. Ma qui mi fermo perchè il discorso si sposterebbe su altri argomenti e rischierei di andare fuori tema.


Ma che donna?
Chi è questa donna nuda che danza felice, con in mano una boccetta contenente chissà cosa (profumi? olii? balsami? cure?).
Questa donna è il Femminino in tutte le sue manifestazioni, la porta cosmica, la cura di tutti i dolori che il lungo percorso della vita infligge ad ogni essere presente sulla terra.
Saremo tutti d'accordo per esperienza direttissima,nel dire che la vita non è una passeggiata...ecco. 
La carta finale del Tarot è la ricompensa al lungo soffrire dell'uomo ed è femmina.
Gli equivoci a questo punto si sprecheranno come si sono sprecati. 
"Non ti curar di loro ma guarda e passa" ha detto Qualcuno e ha aggiunto "Chi ha orecchie per intendere, intenda".

A conclusione di questo articolo che vuole essere solo un piccolissimo contributo ad un tema infinito, dico che la donna serpente,per mia esperienza diretta, rappresenta il lato magico e nascosto del femminino, la via iniziatica femminile, la capacità e anche il dovere che ha la Donna di scendere fin nelle viscere della realtà per trasformare, come fa il serpente quando cambia pelle , e per portare quei balsami potenti che la sua natura le conferisce. Balsami curativi. La donna serpente quindi, si carica del  peso di portare addosso tutte le proiezioni più marce e oscure di una società corrotta e bigotta come la nostra, si "inabissa" forte e consapevole del potere che la sua natura femminile le conferisce e porta luce e balsami curativi, nei lati più oscuri di ogni essere vivente, sempre che questi sia all'altezza di guarire.

Questo articolo è dedicato alle Donne serpente della storia, dell'arte e delle religioni: Margherita e Maria Maddalena solo per citare le mie preferite.





Nel Romanico troviamo la donna raffigurata anche, ma non solo, mentre allatta i due serpenti (quelli che nella putrefactio si distruggono a vicenda)













mercoledì 16 marzo 2016

HO VISTO UN ANGELO

Ma non un angelo qualsiasi. Ho incontrato San Michele, cioè, per l'esattezza io volevo essere colpita anche se non lo sapevo e lui mi ha accontentata.
E' successo tutto durante un'esperienza molto particolare avuta in Puglia, della quale ho già scritto altrove, omettendo di raccontare la cosa principale e cioè la mia esperienza singola.
Si perchè in quella "vacanza", avevo vissuto cose talmente incredibili e condivise, che la mia esperienza individuale mi sembrava poca cosa a confronto.
Quindi mi ero concentrata a raccontare quello che avevo vissuto con altre persone, anche per una forma di codardia. Preferivo partire con le spalle coperte, almeno per diluire nella condivisione con altri, le accuse di visionarietà o peggio, che inevitabilmente avrei attirato.
Adesso è arrivato il momento di raccontare quello che è accaduto a me e solo a me, perchè da quel giorno la mia vita è cambiata e mi sono stufata di far finta di niente.

Alla fine di un lungo tour attraverso la Puglia, sono giunta a Monte San Michele, sul Gargano.
Lo stato in cui mi trovavo non era precisamente quello che si può definire "razionalmente stabile". Avevo visto talmente tante cose, vissuto talmente tante esperienze inspiegabili che ero cotta a puntino. Dico sempre che se in quei giorni mi fosse passato davanti un asino svolazzante lo avrei salutato con tranquilla indifferenza, come fosse la cosa più ovvia del mondo.

L'incontro con San Michele è stato abbastanza banale in verità, a confronto con quello che avevo vissuto precedentemente.
Ricordo che arrivammo a Monte San Michele nel primo pomeriggio e, come tutti i turisti che si rispettino, dopo aver parcheggiato l'auto si entrò nel primo bar per prendere un caffè.
Bar "Dell'Angelo" in via "Madonna degli Angeli". Essendo dove eravamo, era abbastanza ovvio sia il nome del locale che quello della via, anzi, a dirla tutta quando lo lessi mi venne da ridere.
Il bar, che era anche ristorante, non aveva niente di particolare, anzi, era  tutto molto comune. Il solito bar per turisti con le solite cose di tutti i bar.
Non c'era nessuno tranne il barista, un ragazzo giovane che lavava le tazzine al banco.
Non alzò la testa per guardare chi entrava, era completamente assorto nella sua mansione. A una seconda occhiata vidi che era davvero bello, ma di una bellezza strana, troppo perfetto.
I capelli neri e lucidi, lunghi, legati a coda. La pelle bianca che sembrava porcellana. Cominciai a guardarlo e mi sembrava finto. Più lo guardavo e più sembrava che la sua figura assumesse un che di plastificato, lucido, irreale.
Cominciai a sentirmi a disagio di fronte a tanta perfezione e non riuscivo ad avvicinarmi al banco per chiedere il caffè.
Ricordo che provavo uno strano senso di vergogna, quasi di pudore. Ero stanca,sporca, coi capelli arruffati, stravolta.In quel momento avrei voluto scomparire. Me ne stavo quindi indietro e facevo finta di niente, cosa che mi riesce benissimo, negli anni ho affinato una tecnica di dissimulazione impeccabile. Evitavo sempre di guardarlo ma avevo le antenne spianate, in quel momento recepivo tutto.
Con noi c'erano due bambine deliziose che appena videro il barista corsero da lui e cominciarono a fare le domande che avrei voluto fargli io: "Ma chi sei? Sei bellissimo! Ti chiami cosi? Ti chiami cosà? Come ti chiami? Sei un attore?"
Il barista, gentile ma freddo, rispose: "Mi chiamano in tanti modi ma il mio nome è solo uno: MICHELE".
In quel momento io ho provato una duplice sensazione da una parte il cuore mi si è come fermato, ha fatto un tonfo e poi è ripartito all'impazzata. Dall'altra mi son sentita scema. Una voce, la solita voce che da sempre mi accompagna, ha iniziato a prendermi in giro :" ahahahahahah, seeeee, adesso vuoi dirmi che credi che quello sia San Michele!!! ahahaha ma riprenditi, ma guardati, ma ti vedi? ma vai a lavorare invece di vedere gli angeli".
In quel momento per la prima volta sono entrata in conflitto con quella voce odiosa e mi son detta "Va bene, allora facciamo un gioco. Io resto ferma immobile qui, conto fino a tre e poi lo guardo. Se in quel preciso momento anche lui alza gli occhi e mi guarda dritto negli occhi, allora cara la mia vocina hai torto, altrimenti hai ragione e quando rientro in toscana mi trovo un buono psichiatra".
La posta in gioco era alta, perchè sapevo che se non fosse accaduto quello che a quel punto speravo accadesse, al mio ritorno sarei dovuta davvero andare da uno specialista per risolvere i problemi di ipersensibilità ed iperemotività che mi accompagnavano fin dalla prima infanzia.
"Uno...due...tre"
Alzati gli occhi, colpita, affondata.
E' stato un attimo. Nel ricordo ha l'aspetto di una moviola.
Io alzo gli occhi e lui, che fino a quel momento li ha tenuti bassi senza mai mai mai guardare nessuno, alza gli occhi e mi guarda. Ma non era uno sguardo quello. Era una cannonata dritta negli occhi. Il tutto credo sia durato una frazione di secondo, ma mi ha stesa. Lui ha riabbassato gli occhi e ha servito i caffè. Io non ricordo se abbia bevuto il mio o no.
Ricordo solo che sono uscita dal bar e mi sono seduta al sole. Stavo svenendo. Subito è scattato il processo di rimozione. La voce interiore era muta. Io ho dissimulato tutto e ho detto che avevo avuto un giramento di testa ma che stavo bene.
Ho pianto dopo. In un negozio di souvenir. Davanti alla proprietaria.
Ero entrata per comprare qualche ricordo. Il negozio era l'unico non turistico e mi aveva attirata per quello. Quando sono entrata era pieno di gente che in poco si è dileguata. Restate sole io e lei, ricordo di averle detto "Siete fortunati a vivere in questo posto", e lei, dopo avermi guardata a sua volta, si tolse gli occhiali e mi disse "Ah, se n'è accorta?" fissandomi negli occhi.
A quel punto non ce l'ho più fatta e sono scoppiata a piangere. Non riuscivo a trattenermi e mi scusavo della reazione scomposta. Lei invece non era affatto stupita e mi disse di aspettare.
Sparì nel retrobottega e vidi che travasava dell'acqua da una bottiglia grande dentro una piccola.
Me la regalò.
Le promisi che sarei tornata.

Questo è stato il mio incontro con San Michele, poi ho scoperto di vivere sulla Linea Micaelita.

mercoledì 27 gennaio 2016

ANIMA MUNDI


Arriva poi un momento in cui tutto si ferma. Il caos  improvvisamente cessa.
Sola, nuda davanti a me stessa,anima stanca, provata e umiliata.
La parte animale affonda le radici nella nuda terra.
In ogni battaglia arriva il momento della tregua.



 Si depone le armi e si curano le ferite. Servono balsami e unguenti potenti ed efficaci, le ferite aperte bruciano. 
Dolore come unica ancora all'esistenza terrena?
Cerco la pace, inseguo la vita. 
Tutto passa, tutto finisce e ricomincia. 
Tutto perde senso nel momento in cui lo ottiene. 
Chiudersi mai. 
Nel momento in cui credo di essere più vulnerabile, scopro che non lo sono affatto.

giovedì 7 gennaio 2016

E SE L'ANIMA PARLASSE?




Alla fine resta sempre l'amaro spettacolo della natura umana. Non sono tanto i difetti più o meno grandi ad offendermi, quanto l'incapacità dell'uomo a ricevere amore.
Sembra quasi di voler fare del male, quando si ama.
L'uomo è talmente disabituato all'atto disinteressato, al gesto spontaneo del cuore, alla disponibilità umana.
E' difficile restare aperta in un deserto così spinoso, è difficile non farsi male. Ci sono spine che si conficcano profondamente e restano per sempre. L'importante è che continuino a sanguinare, sangue fresco ogni volta, sangue nuovo, e che non facciano infezione. Perchè l'infezione è un male che si espande e porta alla setticemia.
La setticemia dell'anima.
E questo è il male da evitare, ad ogni costo, anche a costo di morire di dolore, l'anima deve restare pura e leggera, leggera come una piuma per affrontare la prova della bilancia e ricongiungersi al Tutto. Come goccia nell'oceano anela alla dissoluzione.
Attendo il momento con stanca pazienza,
muoiono gli entusiasmi
e le inutili passioni
tutto è vuoto
sola, nel fondo più buio,
cerco rifugio dove passare la notte
come cagna bastonata
offesa
abbandonata
mi salva l'orgoglio
che pure dicono peccato
l'orgoglio di farcela da sola
e l'umiltà
di ammettere che è dura
e che anch'io ho una natura umana
sebbene mi sia di intralcio.
Su questo pianeta non ci volevo venire
lo sapevo che sarebbe stata dura
e adesso che ricordo
ho scordato il motivo per cui accettai di scendere
Memorie nella dimenticanza
dolce oblio che tutto avvolge
entrare nel mondo dei sensi
e giocare la partita,
o uscirne per sempre e rinunciare al mondo?
Qualsiasi sia la scelta
la differenza è dentro.
tutto cambia e niente cambia
e la ruota continua a girare
indifferente a me, indifferente a te che leggi.



Ma poi
come per magia
ecco il ricordo di quel momento
in cui fui colpita senza volerlo.
Possibile un errore?
Forse non ero io la destinataria?

Maledetta cocciutaggine
maledetta libertà
che mi sono presa contro tutto e contro tutti.
Perchè adesso mi lasciate sola?
Sola, come Simone nel deserto
accetto una goccia d'acqua
purchè arrivi dal cuore
a placare la mia sete.