lunedì 12 giugno 2017

IO E IL MIO DRAGO



L'opera di Paolo Uccello, "San Giorgio e il drago" ha sempre esercitato su di me un potente effetto di fascinazione, dovuto al fatto che nel sogno ho ritrovato molti elementi rappresentati in questo quadro, primi fra tutti il drago e la grotta.
Risale a circa 10 anni fa un sogno importante che feci, del quale parlai con uno psicanalista di Roma, purtroppo la distanza che ci separava non rese possibile intraprendere un percorso, ma forse, alla luce di quello che è accaduto in seguito, non era necessario...se è vero (come credo) che il caso non esiste, il mio destino era quello di fare tutto da sola. 
Elementi fondamentali di questo sogno erano l'incontro con un gigantesco drago addormentato che bloccava il percorso a ritroso che stavo compiendo, dopo essere passata attraverso un canale "ciliato" e essermi ritrovata in un lungo corridoio sotterraneo, precisamente il corridoio di un monastero.
Il quadro di Paolo Uccello, al di là dell'esecuzione formale (che tocca ai miei occhi delle punte sublimi) propone gli stessi elementi dando conferma del fatto che esiste un vissuto comune a tutti gli esseri umani.
Basta fare una ricerca su google mettendo la parola "drago" per rendersi conto di quanto questa figura sia presente, da sempre, nell'immaginario collettivo.
Il drago è un simbolo e il simbolo si sa, va intuito. Spiegarlo significa ricondurlo a una definizione che per quanto possa essere esaustiva,  non potrà mai essere completa proprio per la sua natura di definizione. 
Per non addentrarci in una questione filosofica di lana caprina, parlerò quindi del mio drago personale, quello che ho rappresentato nella tela "Io e il mio drago" e di come mi sia ispirata all'opera di Paolo Uccello per proseguire la ricerca.
Nell'opera dell'artista fiorentino infatti vediamo rappresentata la scena in cui San Giorgio, in groppa ad un cavallo bianco, trafigge il drago che la fanciulla tiene al guinzaglio, fuori da una grotta.
Una delle domande che mi è sempre sorta di fronte a questa scena è la seguente "ma c'era proprio bisogno di ucciderlo?". La fanciulla non sembra in pericolo e oltretutto porta il drago al guinzaglio, a livello simbolico il messaggio è potente, portare al guinzaglio significa aver domato, significa condurre e non essere condotti.
Certo, condurre una bestia di quelle dimensioni non deve essere cosa facile, ma dal momento che la scena si svolge fuori da una grotta, mi viene spontaneo immaginare che la fanciulla sia entrata, abbia incontrato il drago, sia riuscita in qualche modo misterioso a renderlo mansueto in modo da mettergi un guinzaglio e condurlo alla luce del sole. 
Appena uscita ecco arrivare da una nube vorticosa un cavaliere in assetto di guerra armato di lancia che, senza chiedere il permesso, trafigge la bestia della fanciulla la quale fa un gesto con la mano che in me risuona come tutto meno che un gesto di esultanza.



Da questo sentire è nata l'esigenza di estrapolare i due elementi nei quali mi riconoscevo e cioè la fanciulla e il drago e liberarli dalla visione cattolica di Paolo Uccello.
Da qui, la tela "Io e il mio drago". 



Protagonista è la bestia, liberata dai condizionamenti di una cultura cattolica e maschilista che ha sempre temuto la potenza della femmina e, invece di integrarla e collaborare con essa, ha preferito sottometterla uccidendola e relegandola a ruoli subalterni. Questo è il grande dramma di tutte le religioni maschiliste monoteiste, secondo me, dramma che oggi, nel XXIesimo secolo, la donna è chiamata a risolvere una volta per tutte, riappropriandosi del proprio drago interiore, lavorando su di esso in modo autonomo, trasformandolo insomma, per poi poter usufruire della grande forza che esso contiene.
Come è scritto nel Tarot, un vero e proprio libro per immagini, lo Spirito Santo è femmina, questo è il secolo in cui si renderà sempre più chiaro, questa è la chiamata che la Donna riceve, la scelta se accettarla o meno dipende da molti fattori, alcuni lo chiamano libero arbitrio, altri incoscienza, altri sordità...

La carta XXI del Tarot, Le Monde, rappresenta una Donna che danza in un ovale, una mandorla si potrebbe dire, circondata dalle figure dei quattro evangelisti, Un'immagine che contiene  un "mondo" di significati e simboli più o meno evidenti, un'infinità di riferimenti che esulano dal presente articolo.


Questo disegno rappresenta il momento prima dell'incontro col drago. Subito dopo essere passata attraverso il tubo marrone, con un'apertura cicliata, (tubo che si trovava fuori dalla finestra di un antico monastero), mi ritrovai in un corridoio e vidi venirmi incontro una bambina tenuta per mano da un signore col cappello e un vestito grigio, molto elegante.

domenica 11 giugno 2017

ARTE MONUMENTALE/ARTE TOTALE (Introduzione)


(La Coppa, disegno)

In tempi oscuri come quelli in cui viviamo, la Luce si ritira in zone della Coscienza ben nascoste, come un tesoro che attende di essere trovato.
La ricerca è un percorso interiore che richiede coraggio e determinazione. Come un viaggio in quella "terra desolata" cara ad Eliot,  si parte con una raccomandazione sola..."tutte le strade sono buone basta che abbiano un cuore" (Don Juan)... .
L'Arte è una strada, una delle molte esistenti.  l'Artista è un canale,  attraverso il quale far fluire contenuti tanto più oggettivi quanto più il canale è pulito. Questo è il punto di svolta, la grande possibilità che si è sempre offerta e sempre si offrirà all'Artista.
"Tutti i mezzi sono sacri se sono intimamente necessari. Tutti i mezzi sono sbagliati se non scaturiscono dalla necessità interiore....tutto, specialmente all'inizio è questione di sentimenti. Solo il sentimento, specialmente all'inizio del cammino, crea la vera Arte. Se l'impianto generale si può precisare anche in teoria, quel qualcosa in più che costituisce la vera anima (e in parte l'essenza) della creazione non si può trovare o creare con la teoria, se non è ispirato dal sentimento durante l'atto creativo...vediamo così che i problemi grandi o piccoli della pittura (ma io aggiungerei di qualsiasi espressione artistica, ndr) dipenderanno dall'interiorità" (W. Kandinsky).
Che ne sia più o meno cosciente, l'Artista nel momento della creazione ubbidisce al detto di Socrate "conosci te stesso".
A questo punto è necessaria una precisazione per poter proseguire, Sentimento non è emotività. Il primo appartiene a una dimensione superiore dell'esperienza, una dimensione intima che non riguarda altri se non il soggetto stesso che esperisce. L'Amore è, tra tutti, il Sentimento più potente e il più frainteso. Per arrivare a provare il sentimento dell'Amore in tutta la sua forza dirompente, bisogna essere preparati e la natura in questo aiuta mettendo degli sbarramenti che, se da un lato rendono arduo l'accesso a questa dimensione, dall'altro proteggono...si perchè i rischi connessi a questo tipo di frequenza ci sono e sono importanti..inoltre, come ricorda il maestro George Ivanovich Gurdjieff "tutto ha un prezzo".
L'emotività è invece una semplice reazione a uno stimolo, dire questa cosa significa attirarsi le peggiori critiche perchè è dura accettare che tutto quello che "proviamo" sia illusorio, ma così è. Per crescere e andare avanti questa precisazione è fondamentale, così come è fondamentale la sua accettazione, fatto assolutamente privato e personale.... "Ambasciator non porta pena".
Nel saggio "Lo spirituale nell'arte", vera e propria perla di conoscenza e bussola di orientamento, Kandinsky profetizza la nascita di un'ARTE MONUMENTALE, un'arte cioè che nasca dall'unione e dalla forza delle varie Arti. Pittura, Scultura, Musica, Letteratura.
Tutte queste forme espressive altro non sono che l'espressione resa concreta e fruibile di contenuti impalpabili che, per potersi manifestare necessitano di essere ristretti in una forma espressiva. "Approfondire un'Arte significa stabilire i suoi limiti mentre confrontarla con le altre Arti significa sottolinearne l'identica tensione interiore. Si vede così che ogni arte ha forze uniche e insostituibili. E si arriverà così ad unire le forze delle varie arti. Da questa unità sorgerà col tempo l'arte che già oggi possiamo presagire, la vera Arte Monumentale".
Queste parole pronunciate il secolo scorso dimostrano in maniera inconfutabile la carica profetica dell'Uomo che fu Kandinsky, infatti oggi iniziano ad acquistare il loro senso alla luce dei tempi che viviamo. Siamo nella fase di passaggio tra l'Era dei Pesci, l'era Cristica, e quella dell'Acquario. 
Condivido uno dei molti link in cui si spiega in maniera semplice e comprensibile il senso del passaggio tra il vecchio e il nuovo, passaggio che ci vede protagonisti. 


Il cambiamento richiederà molto tempo, molto più tempo di quello che è dato vivere ad ognuno di noi, l'unica cosa reale che possiamo fare è prendere Coscienza dello Spirito del Tempo in cui ci muoviamo perchè tutto è solo una questione di Coscienza. solo attraverso una reale presa di Coscienza potremmo vivere appieno il tempo che ci è dato.

L'evoluzione è una spirale...tornare indietro per andare avanti.

(Pescatrice, disegno)


(Portatrice d'Acqua, lo Spirito del Tempo, disegno)

(Sollevare il velo, disegno)


venerdì 9 giugno 2017

LO SPIRITUALE NELL'ARTE




(Titolo. Passaggio del Testimone, disegno)



La collaborazione tra artisti può avvenire in molti modi. Se una grande Anima ha lasciato il corpo fisico, questo non significa che sia scomparsa. Ciò che durante la sua permenenza terrestre ha realizzato, in termini di Anima, resta e continua a vivere di vita propria. 
Ho esperienza di questa realtà attraverso il contatto con anime disincarnate che sento costantemente al mio fianco, la difficoltà è stata solo la mia, di accettarne l'esistenza e in seguito avere il coraggio di parlarne.
Una presenza che mi accompagna da anni è quella di Gabriele Mandel Khan, si può facilmente trovare conferma a quello che affermo nelle cose che ho fatto durante questi anni. Mi sono liberata dal bisogno di spiegarmi e spiegare rendendo tutto manifesto attraverso questo strumento meraviglioso (se usato in Coscienza) che è internet.
Con questo articolo intendo rendere omaggio ad un'altra Anima che finora ha occupato un posto silenzioso nella mia esperienza e adesso è arrivata a manifestarsi con tutto il suo splendore. Quando i tempi sono pronti, il fiore sboccia.
Sto parlando della figura di Wassily Kandinsky. Chi non lo conosce può facilmente informarsi facendo una semplice ricerca con google.
In questi giorni di grande fermento e difficoltà interiori, dovuti al momento drammatico che il nostro paese sta attraversando e di fronte al quale non si può restare indifferenti se si possiede quella facoltà chiamata "sentire", ho avvertito l'esigenza fortissima di riprendere il saggio "Lo spirituale nell'arte". In realtà, se vogliamo proprio dire come vanno queste cose, il saggio mi è comparso improvvisamente. Certamente era tra i miei libri, ma ne ho molti e questo credevo di averlo perduto...esiste una dimensione magica legata ai libri, qualcuno la conosce. I libri scompaiono e ricompaiono, ci chiamano, vivono di vita propria. 
In questo momento ne sono comparsi due, che credevo aver perso e invece erano solo ben nascosti: 
"Il fruscio delle ali di Gabriele" di SHIHAB AL-DIN YAHYA SUHRAWARDI e "Lo spirituale nell'arte" di Wassily Kandinsky.



                   


Il primo è una raccolta di racconti esoterici, la lettura dei quali attiene a un'esperienza privata, non condivisibile, dirò solo che l'arcangelo Gabriele sovrintende a tutto ciò che attiene alla scrittura.
Il secondo costituisce la cura e la risposta a tutti i quesiti che si sono imposti alla mia Coscienza da sempre e che adesso sono arrivati al momento di trovare una risposta per poter fare il punto e proseguire.

Riporto le parole di Kandinsky che spiegano in maniera sorprendente la tensione interna che ha portato alla nascita del collage su tela "Omaggio a Mammona":



Kandinsky, nell'introduzione al saggio, descrive la situazione tipica di un'esposizione dell'epoca, siamo nel 1910 lascio alle sue parole e alla vostra comprensione il resto:

"La grande massa gira per le sale e trova le tele cariche e meravigliose. Chi poteva parlare non ha detto nulla e chi poteva udire non ha udito nulla. E' questa l'art pour l'art. Questo annullare i suoni interiori, che sono la vita dei colori, questo disperdere nel vuoto le energie dell'artista è l'arte per l'arte. Per la sua abilità, per le sue capacità di invenzione e di sentimento, l'artista cerca un compenso materiale. Vuole soddisfare la sua ambizione e la sua avidità. A un lavoro comune e profondo subentra la lotta per arricchirsi. Ci si lamenta della troppa concorrenza e della sovrapproduzione. Odio, faziosità, corporativismo, invidia, intrighi sono la conseguenza di quest'arte materialista e inutile. Lo spettatore si allontana inesorabilmente dall'artista che,non avendo per scopo quest'arte senza scopo, coltiva altri ideali. Comprendere significa capire il punto di vista dell'artista. Si è detto che l'arte è figlia del suo tempo. Un'arte simile non può che riprodurre ciò che è già nettamente nell'aria. L'arte che non ha avvenire, che è solo figlia del suo tempo ma non diventerà mai madre del futuro è un'arte sterile. Ha vita breve e muore moralmente nel momento in cui cambia l'atmosfera che l'ha prodotta. Anche l'altra arte, suscettibile di nuovi sviluppi, è radicata nella propria epoca, ma non si limita ad esserne un'eco e un riflesso; possiede invece una stimolante forza profetica, capace di esercitare un'influenza ampia e profonda. La VITA SPIRITUALE di cui l'arte è COMPONENTE FONDAMENTALE è un movimento ascendente e progressivo, tanto complesso quanto chiaro e preciso. E' il movimento della CONOSCENZA (quella che in altri ambiti è stata definita come GNOSI, ndr). Può assumere varie forme, ma conserva sempre lo stesso significato interiore, lo stesso fine. Non sappiamo perchè sentiamo il dovere di andare avanti col sudore della fronte, tra sofferenze malvagità e crisi. Raggiunta una meta, eliminati molti sassi pericolosi dalla strada, una mano invisibile e crudele getta su questa strada nuovi blocchi, rendendola irriconoscibile. Allora però arriva un uomo che ci assomiglia, ma ha in sè una meravigliosa forza visionaria. Egli vede e fa vedere"

Difficile non riconoscere nella figura di quest'Uomo uno di quei "maestri ascesi" di cui si parla tanto in questi tempi.
La dimensione terrestre non è facile per nessuno, ma per chi vive la vita dell'Anima diventa una vera e propria prova.


(Titolo. Melusina Croce-fissa. Disegno)


Concludo con le parole di una grande Artista, Giuni Russo:
"Quando la Verità parla attraverso un'artista incontra il pubblico" 

mercoledì 7 giugno 2017

Riflessioni generali intorno al concetto di Arte.




Sento l'esigenza di scrivere questo articolo mossa da un sincero e spontaneo moto di Amore e impegno verso quella che, a mio avviso costituisce una dimensione dell'esistenza troppo poco considerata nella società attuale.
Mi riferisco alla dimensione dell'Arte.
Per farlo, riprendo il discorso che fu iniziato nel 1910 da Wassily Kandinsky e precisamente in questo articolo mi riferisco all'introduzione del saggio "Lo spirituale nell'Arte" dove vengono sollevate questioni che continuano adesso a costituire un punto fondamentale per la seria riflessione artistica.
Il fatto che a certe tematiche non venga riconosciuto il giusto valore è solo la conferma dei tempi in cui ci stiamo muovendo.

Dice Kandinsky "Nella nostra anima c'è un'incrinatura che, se sfiorata, risuona come un vaso prezioso riemerso dalle profondità della terra e che sia, appunto, incrinato".

Questa semplice frase contiene in se stessa un potenziale universale. Una favola indiana racconta di un PORTATORE D'ACQUA che aveva due vasi ciascuno sospeso alle estremità di un palo che portava sulle spalle



Uno dei vasi aveva una crepa, l'altro era integro. Il vaso crepato provava vergogna di non riuscire a compiere perfettamente il suo compito di portare acqua.
La sua attenzione era rivolta verso l'altro vaso, quello integro e così non notava che l'acqua persa a causa delle crepe serviva ad innaffiare i semi che il portatore d'acqua piantava al suo passaggio, proprio nei punti in cui l'acqua cadeva. In questo modo, grazie proprio al difetto del vaso rotto, si verificava una fioritura meravigliosa.

Una frase illuminante di Leonard Cohen dice: "c'è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce"

Ma torniamo alle parole di Kandinsky circa l'Arte e la funzione dell'artista:
"L'artista",-scrive nell'introduzione al saggio Lo spirituale nell'arte- cercherà di suscitare sentimenti più delicati, senza nome. La sua è una vita complessa, relativamente aristocratica e le sue opere daranno allo spettatore sensibile emozioni sottili, inesprimibili a parole. Attualmente però lo spettatore è quasi sempre incapace di emozioni [...] queste opere impediscono all'anima di involgarirsi e ne tengono viva la tensione come la chiave dell'accordatore tiene tese le corde di uno strumento".
Kandinsky mette l'accento su un punto fondamentale che purtroppo è drammaticamente trascurato da chi si occupa di Arte in questo momento e cioè il rispetto e l'attenzione verso il fruitore dell'opera.
L'artista che voglia davvero essere degno di questa definizione dovrà fare i conti col suo ego, vigilare affinchè i riflettori non siano puntati verso la sua persona, l'artista deve riappopriarsi del suo ruolo di strumento al servizio del prossimo, solo così avrà un senso la sua presenza.

L'artista è chiamato a compiere una scelta interiore, la scelta che nel linguaggio del Tarot è rappresentata dalla carta numero VI, l'Amoreux, che rimanda alla prova che affrontò Ercole quando si trovò al bivio.                                                                                                                                                   

(Annibale Carracci, Ercole al bivio, 1595 circa)

 (Carta VI Tarot di Marsiglia, la SCELTA. Prima tappa dell'integrazione del Sesto raggio cosmico o Raggio di Amore)
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Kandinsky aveva sentito questa scelta capitale e l'aveva magistralmente indicata nell'introduzione al saggio, da cui sto traendo linfa per portare avanti la mia ricerca:
"Dove va l'anima dell'artista coinvolta nella creazione?" si chiede Kandinsky, "cosa vuole annunciare?"
"Illuminare la profondità del cuore umano è il compito dell'artista" (Shuman) e "il pittore è un uomo che sa disegnare e dipingere tutto" (Tolstoj).
Queste sono le due opzioni secondo Kandinsky.

Ogni serio ricercatore che faccia Arte deve avere la possibilità di scegliere, in totale libertà. Quella LIBERTA' di cui si parla tanto in questo periodo per altri motivi, la libertà che nasce dalla CONSAPEVOLEZZA. Se non abbiamo Coscienza siamo destinati a seguire il flusso che porta drammaticamente verso l'involuzione.
E' solo attraverso una presa di Coscienza che si può decidere, è solo facendo luce sulla possibilità di una scelta che si può esercitare il nostro diritto di scelta.
Non credo che attualmente si possa parlare di libero arbitrio, quello che vedo è solo un'umanità privata completamente di ogni possibilità di scelta, bombardata da informazioni manipolate finemente che hanno lo scopo di indurre a pensare una realtà conforme agli interessi di un ristretto numero di persone, non proprio benefiche al proseguimento della specie...

lunedì 5 giugno 2017

L'AMORE AL TEMPO DELLA PESTE




Ho intitolato "L'amore al tempo della peste" una serie di disegni su carta da pacco che si sono imposti alla mia coscienza con una forza inarrestabile.
L'Artista è un canale e ha bisogno di far scorrere ciò che lo attraversa, pena la morte.
Dire così può sembrare assurdo o eccessivo per chi dall'esterno coglie solo la parte folcloristica della questione.
In realtà l'artista paga sulla sua pelle ogni cosa che lo attraversa e con l'arte ha la grande opportunità di buttare fuori e liberarsi, alleggerirsi da contenuti che molto spesso costituiscono un reale pericolo per la sua salute psicofisica.
Il pericolo che corre è quello di identificarsi con le istanze che lo attraversano: vedere concretizzato fuori da se stesso tali contenuti costituisce un'opportunità imperdibile per effettuare un vero e proprio processo di crescita interiore e trasformazione.
Questo è il grande valore curativo insito nell'arte e alla luce di tale riflessione si può comprendere il valore salvifico dell'atto creativo.
Spingendo la riflessione ancora più avanti si arriva al concetto di arte terapia.
L'artista ha quindi in prima istanza un bisogno vitale di esprimersi, bisogno che in realtà riguarda tutti  e non solo lui, ma questa è una riflessione che ci porterebbe troppo lontano.
Nella mia esperienza personale mi sono scontrata con la questione arte soggettiva arte oggettiva

http://chiaralampo.blogspot.it/2013/11/arte-oggettiva-e-arte-soggettiva-la.html

Per anni la cosa mi ha bloccata fino al punto di decidere di rinunciare all'Arte per un senso di profondo rispetto e di inadeguatezza.
Guardando i miei quadri non riuscivo a capirne il senso, non me ne è mai fregato niente di cantare me stessa e le mie personali vicissitudini interiori. Continuavo a chiedermi perchè qualcuno avrebbe dovuto interessarsi a quelli che comunque erano i miei problemi. Ricordo che studiando, forse al Liceo, la nascita del romanzo borghese, ero rimasta molto colpita dal fatto che piaceva perchè il pubblico rivedeva se stesso dentro le storie. Ho sempre sentito un dovere profondo e una Responsabilità nel momento in cui offrivo qualcosa agli altri. L'arte deve trasmettere qualcosa che aiuti il fruitore, seguendo il principio che il grande Alejandro Jodorowsky cita a proposito della carta VIII del Tarot di Marsiglia: "niente per me che non sia anche per gli altri".

Dentro di me si è prodotta quindi per anni una frizione tra due tendenze opposte, l'una che diceva NO e l'Altra che diceva SI.
NO, era la tendenza a smettere di dipingere, appendere il pennello al chiodo e fare altro, alla luce del fatto che tutto ciò che usciva da me era ai miei occhi assolutamente soggettivo e quindi inutile...se si esclude il discorso "oggetto di arredo" o, come disse una gallerista credendo di fare un grosso complimento di fronte a una tela dai colori molto equilibrati:"un pezzo che ti risolve una parete".
SI era la parte che invece fremeva per continuare, una specie di fuoco sempre acceso che niente poteva spegnere.
Sono stati anni di grande frustrazione interiore dove il NO la faceva da padrone.
Poi, la scintilla..."quel che deve accadere accade, qualsiasi cosa facciamo per evitarlo"...
La scintilla dall'esterno ha avuto l'effetto di una tanica di benzina buttata su una fiamma, si è innalzata una vera e propria colonna di fuoco ed eccomi qui a parlare di uno dei prodotti: la raccolta "l'amore al tempo della peste".

La peste mi ha sempre affascinata, ho affrontato il tema in questo articolo:

http://chiaralampo.blogspot.it/search?q=peste

Questa raccolta nasce quindi dalla difficoltà di integrare l'energia del Sesto Raggio Cosmico, o raggio d'Amore, in un momento storico come il nostro. Viviamo in tempi di confine, non rendersene conto significa solo esserne vittime. In periodi come questo esiste la possibilità per alcuni, di accedere a grosse quantità di saggezza che rimangono come cristallizzate perchè non usate.
L'Artista che riesce ad accedervi si trova di fronte alla scelta, tenerle per se stesso o condividerle. Personalmente la questione non si pone, perchè la frase "niente per me che non sia anche per gli altri" arriva come una chiave e mi apre la porta della comprensione.
L'artista è un canale che deve solo trasmettere senza preoccuparsi delle conseguenze. Il messaggio che lancia, quando viene da dimensioni che  attengono alla sua storia personale solo in minima parte, vive di vita propria e arriverà dove deve arrivare, questo solleva l'artista da ogni peso o responsabilità.
L'artista è un messaggero, come Mercurio svolge la sua funzione, passa con piede leggero e se ne va. Una volta che il messaggio è uscito da lui, non gli appartiene più...



                         





                                           

mercoledì 31 maggio 2017

KALI'



Kalì  è una divinità femminile hindu dall'aspetto terribile perchè appartiene a un ambito misterioso dell'esistenza.
Il colore blu della sua pelle ci fa capire che si tratta di una rappresentazione sacra.
La sirena bicaudata, Lilith, le madonne nere, sono tutte rappresentazioni della medesima energia che attiene al femminile e alla sua manifestazione. Certamente il tema tocca un argomento "caldo" per la nostra cultura cattolica (ma non solo) che ha fatto del sesso un argomento tabù, esponendolo così alle peggiori proiezioni che la mente umana possa partorire.
Tutte le religioni maschiliste monoteiste si trovano a dover fare i conti con questo ambito potente che attiene alla femmina, da qui i vari tentativi di "proteggere" quando di non reprimere la donna con tutto il suo potenziale trasformativo.
A mio avviso la presa di coscienza deve partire dalla donna stessa, e non vedo altra alternativa dal momento che l'esperienza riguarda lei e non l'uomo. Con questo non intendo sminuire la presenza maschile che anzi, sarebbe molto aiutata a ritrovare la sua giusta collocazione all'interno di un percorso serio di bilanciamento e reale affiancamento. Si fa un gran parlare di emancipazione femminile, ma quello che si palesa ai miei occhi ha più a che fare con termini quali scimmiottamento o con atteggiamenti deprimenti di totale tradimento della natura femminile profonda.
"Nigra sum sed formosa" (sono nera ma bella) dichiara una fanciulla nel Cantico dei Cantici.
Nel Concilio Ecumenico di Costantinopoli (553 dc) inizia il processo di rimozione e oscuramento.
Una traduzione non epurata del Cantico riporta questi passi sconvolgenti:

Lui a Lei:
La tua vulva è una coppa cesellata
anfora tonda, ha vino inebriante
e di odoroso liquore non è mai secca
i tuoi occhi sono laghi
i tuoi seni gazzelle

Lei a Lui:
Oh se tu fossi mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m'insegneresti l'arte dell'Amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno...

La repressione dell'aspetto poetico e sacro insito nell'incontro tra maschio e femmina in nome di una non ben chiara "spiritualità" ha portato all'aberrazione della pornografia, che è il modo squallido, violento e folle con cui la nostra società cattolica concepisce il sesso.

L'induismo in questo senso costituisce un buon ponte per poter accedere alla dimensione divina del femminile. Kalì è la rappresentazione del primo momento in cui l'energia si risveglia dalle profondità della terra. Con tutta la sua potenza primordiale e distruttiva, una distruzione necessaria alla ricostruzione.
Descritta come battagliera e feroce, si accompagna a Shiva, che è la rappresentazione dell'energia maschile. Nelle rappresentazioni induiste vediamo Kalì danzare sopra al corpo di Shiva, mollemente adagiato ai suoi piedi, in ottima salute e molto bello, intorno al collo di Kalì, una collana formata da teste maschili mozzate. Un'immagine che parla da sola....



Nella mia esperienza, l'incontro con l'energia di Kalì si accompagna al simbolismo dell'arcano senza nome del Tarot di Marsiglia, l'arcano XIII.



Tappa mediana della colonna VI, corrisponde alla fase di profonda trasformazione che comporta l'integrazione di quello che è stato definito "Sesto raggio cosmico" o "raggio d'amore".
Rimando ai precedenti articoli dove ho iniziato a parlare di questa esperienza che non riguarda solo me ma il genere umano intero in questo 21esimo secolo.

http://chiaralampo.blogspot.it/search?q=il+problema+di+integrare+il+sesto+raggio

http://chiaralampo.blogspot.it/2016/06/amore.html

http://chiaralampo.blogspot.it/2013/10/amore-glows-in-dark-arte-che-si.html

Quello che stiamo vivendo in questi tempi è un mutamento radicale, un passaggio di stato, in termini scientifici si chiama "evoluzione", ma la scienza non prende in considerazione l'aspetto energetico e quando lo fa resta sempre delimitata a un discorso di laboratorio, come se la realtà potesse essere ristretta a un solo punto di vista.


Chi fosse interessato ad approfondire il mio personale modo di approccio al mito di Melusina può leggere questi articoli:





sabato 27 maggio 2017

AUTORITRATTO IO CHI SONO



La domanda "io chi sono" mi perseguita nel vero senso della parola da quando ho ricordi.
La prima volta che si affacciò alla mia coscienza avevo si e no 4 anni, era il periodo delle grandi insonnie. Quando tutte le luci della casa si spegnevano e il sonno avvolgeva la famiglia nella quale mi trovavo, venivo assalita da paure irrazionali di fronte alle quali ero completamente indifesa. Sperimentavo tutta la drammaticità di sentirmi estranea al contesto, estranea alla famiglia, estranea agli amici, estranea alla casa, estranea alla città, estranea a tutto, estranea e quindi sbagliata, sbagliata perchè fatalmente diversa. La sensazione aumentava quando mi accorgevo che la diversità piace solo a chi non sperimenta sulla propria pelle quello che significa incarnarla. Mentre tutti invocavano l'originalità come valore sommo, io ho sempre disperatamente cercato di diventare "normale" e questo non ha fatto altro che sottolineare drammaticamente il mio essere diversa e aumentare le
mie difficoltà. A fronte delle patologie che via via manifestavo per identificarmi in qualcosa che mi ancorasse a un non ben definito senso di appartenenza (e a volte, come nel caso dell'anoressia, è stata una mia nefasta decisione consapevole quella di scegliere questo sintomo per attirare l'attenzione, un errore che ho pagato molto caro) la psichiatria  ha sperimentato su di me ogni tipo di molecola atta a farmi "stare meglio". Attraversavo fasi di profonda depressione che solo la paroxetina pareva risolvere,ma la voce che poneva la domanda "io chi sono" era anche la voce che ripeteva "non prendere quel veleno"..gli esiti non sono mai stati particolarmente felici. L'estraneità è un'esperienza che non auguro a nessuno. Solo l'autoironia, il cui valore ho imparato negli anni, riesce talvolta a darmi un poco di benessere, a questo proposito c'è una barzelletta che è stata un'ancora di salvezza in certi momenti particolarmente difficili, è la barzelletta del pazzo in autostrada... .

Il potere salvifico della creatività l'ho scoperto proprio grazie alle difficoltà che ho incontrato e che continuo a incontrare nell'essere, volente o nolente, su questo pianeta.
Chiudersi nel proprio mondo e abbandonarsi al flusso, significa entrare in dimensioni eterne e incontrare simboli e conoscenze e presenze, che, sebbene non appartengano a quella realtà che crediamo essere l'unica, portano risposte illuminanti che provengono dalla notte dei tempi. Solo in quella dimensione io riesco a trovare la pace e quel senso di appartenenza che invece mi abbandona non appena mi trovo a dovermi inserire in contesti sociali, nei quali infatti ho rinunciato definitivamente ad inserirmi.
La prima tela che ho prodotto in linea con quanto detto, intitolata "io chi sono", appartiene al periodo in cui per la prima volta ho sentito l'esigenza di esternare visivamente questa domanda per cercare una chiave proprio in quel mondo parallelo che è l'unico nel quale riesco a trovare le risposte benefiche per la mia sopravvivenza. Il quadro risale al 2005.



 A distanza di 12 anni ho finalmente il distacco adatto per poter spiegare quello che rappresenta.
La tela si compone di 3 livelli. Quello più basso raffigura 7 personaggi con gli occhi chiusi legati tra loro da catene tenute da diavoletti che ripetono la famosa frase "fa ciò che vuoi" che era il motto di un noto esoterista vissuto a cavallo tra otto e novecento: Aistler Crowley. Intorno alla figura controversa di quest'uomo si sono spese infinite quantità di riflessioni, opinioni, punti di vista, giudizi, ognuno è libero di farsi la propria.




Nella mia esperienza questa frase è viva e ha la potenza di un insegnamento e proprio per questo va a scontrarsi con gli insegnamenti che, volente o nolente, arrivano dall'essere nata in una cultura influenzata profondamente dal cattolicesimo.
Nella tela quindi, nel livello più basso, quello in cui l'essere umano è ancora cieco e quindi schiavo delle "passioni" umane, si incontrano e scontrano queste due tendenze. L'una che incita alla libertà di fare ciò che si vuole e l'altra che mette in guardia dal farlo. I personaggi infatti sono 7, come i famosi "peccati capitali". Nella fase di assenza di coscienza, gli uomini credendo di essere liberi, sono in realtà schiavi delle proprie tendenze. La visione cattolica che si basa su un nefasto senso di colpa, rende impossibile liberarsi da questa condizione, infatti niente lega di più al "peccato" che non il concetto di peccato stesso.



L'unico modo per poter uscire da questo circolo vizioso è quello di salire un gradino nella consapevolezza e accedere così al "secondo piano" che nella tela ho rappresentato con una fila di uomini liberi dalle catene, che hanno intrapreso un percorso serio di ricerca interiore, al centro dei quali spicca la figura di un personaggio (che poi sarei io) che, grazie alla domanda "io chi sono" apre gli occhi.



Aprire gli occhi significa risvegliare quella parte di noi addormentata e intraprendere un cammino di consapevolezza rappresentato dalla scala che, partendo dalla testa del personaggio termina con il simbolo alchemico del sole, "l'uno in tutto" di cui parlano i greci.



Jung a questo proposito conia il termine "individuazione" definendola come il processo di differenziazione che ha come meta lo sviluppo della personalità individuale:
"È molto semplice" risponde Jung alla domanda su cosa sia il processo di individuazione:  "Prenda una ghianda, la pianti nel terreno, la ghianda cresce e diventa una quercia. Così è l’uomo. L’uomo si forma da un uovo e crescendo diventa l’uomo completo, perché quella è la legge che ha dentro".
Il terzo livello del quadro vede come protagoniste delle figure angeliche dagli occhi gialli.



Gli occhi gialli derivano dalla simbologia del Tarot di Marsiglia dove la carta numero XIIII, Temperanza (l'angelo in terra), ha gli occhi gialli perchè, come spiega Philippe Camoin durante i corsi sulla simbologia del Tarot, questo è il colore degli occhi degli angeli che hanno visto Dio.

L'autoritratto che a distanza di 12 anni ho fatto, si ricollega a questa tela e costituisce il suo completamento. Io sono la persona che ha compiuto e continua a compiere (perchè la vita, si sa, è un viaggio per chi ha il coraggio di intraprenderlo) questa avventura faticosa ma ineluttabile. Da qui l'esigenza di ritrarre il mio volto, per oggettivare e personalizzare in qualche modo una realtà complessa e straniante e per cercare attraverso un'immagine, la riflessione concretizzata in un oggetto tangibile, di ciò che sono.

THIS I AM





venerdì 26 maggio 2017

AUTORITRATTO TRISKELE




 Il Triskele o Triscele o Trinacria è un simbolo antichissimo di origine incerta, si pensa venga dagli Assiri ed è associato sia al culto solare di Mithra che a quello lunare della Dea.
Quello che è certo è che ci troviamo di fronte a un simbolo presente da millenni in luoghi eterogenei. Lo troviamo infatti sia in graffiti rupestri che sopra a monete, scudi e vasi, è il simbolo che rappresenta la Sicilia, ricollega alla cultura druidica, greca, etrusca, romana è usato con scopi sia decorativi che cerimoniali, insomma è ampiamente diffuso.




Nella mia esperienza di artista e donna, questo simbolo si è manifestato a livello energetico in tutta la sua forza collegata al femminile.
L'argomento è particolarmente delicato perchè va a toccare una tematica seria e profonda che riguarda tutti e che purtroppo è sentita poco se non niente.
Mi riferisco alla centralità che l'energia femminile assume in questo 21esimo secolo e alla drammaticità con cui essa è vissuta ed esperita ordinariamente.
Parlare di energia femminile non significa relegarla solo al tema della sessualità. Sicuramente il sesso gioca un ruolo importante come punto di partenza ma il discorso più interessante si sviluppa su altri livelli.
Se si sposta l'attenzione dal piano fisico al piano energetico ci avviciniamo al punto nevralgico della questione.
L'universo è un grande bacino di energie in movimento e l'essere umano vi è immerso necessariamente, nonostante la tendenza attuale sia quella di non rendersene conto.
In ogni donna si cela un potenziale nascosto che, se non viene attivato conduce a uno stato di sofferenza interna che si manifesta in disagio, frustrazione e che necessariamente porta a una forma di sterilità interiore indipendente dal fatto di essere biologicamente madre.
Il secolo in cui ci muoviamo è caratterizzato da un risveglio dell'energia femminile che per secoli è rimasta soggiogata emarginata e maltrattata. Gli effetti di secoli di sottomissione si manifestano drammaticamente al giorno d'oggi. La donna cosiddetta "emancipata" molto spesso, troppo spesso, è una donna che ha semplicemente assunto interiormente ruoli che non competono alla sua natura e che anzi, costituiscono un ostacolo alla sua manifestazione.
Riscoprire il vero significato di essere donna, significa entrare nella spirale energetica femminile, significa assumersi la grande Responsabilità di riportare in vita valori che al momento sono solo sterili definizioni senza senso: Amore, Bellezza, Armonia, Sensibilità, Rispetto, Nutrimento.
Il cammino di una donna che intenda riscoprire e far rivivere attraverso la sua presenza questi valori, si preannuncia difficile, solitario e complicato anche per la totale (o quasi) assenza di collaborazione della controparte maschile che quando non è impegnata a contrastarla e combatterla per paura di esserne sopraffatto, si trasforma in un canale per essere sfruttatato proprio da quelle donne che non hanno intrapreso il cammino di risveglio della femminilità, gli esiti sono a dir poco deprimenti e destinati a condurre a una falsa realizzazione esteriore e a rapporti sterili basati su una forma di sfruttamento reciproco e ipocrita.
Il grande caos dei rapporti umani che caratterizza questo secolo origina proprio dall'ignoranza profonda del ruolo energetico di ognuno di noi all'interno degli equilibri generali. La crisi della struttura sociale che fino al secolo scorso ha costituito una gabbia solida capace di contenere quella che ai miei occhi è un'ipocrisia manifesta, ha improvvisamente tolto il velo. I movimenti di liberazione femministi sono falliti per il semplice motivo che andavano contro all'essenza stessa che volevano affermare. La donna per essere donna non deve usurpare il ruolo del maschio, questa rabbia nei confronti del maschile, sebbene comprensibile, ha dimostrato la sua totale inefficacia e anche la sua completa mancanza di coscienza nel voler usurpare il ruolo del maschio usurpatore, gli esiti del fallimento sono sotto gli occhi di tutti.
La donna ha la possibilità di recuperare la dimensione verticale dell'esistenza. Con verticale intendo il recupero di tutti quei valori collegati al Sacro. In termini psicanalitici la donna può assumere su di sè il ruolo di Anima, un compito difficile e non privo di pericoli, sicuramente una grande Responsabilità che solo attraverso una reale chiamata interiore può essere assunta.

giovedì 25 maggio 2017

DITTICO FUORI/DENTRO


AUTORITRATTO LA SFINGE (collage)/ SENZA TITOLO (presenza)






 La sfinge  è una figura mitica che appare in moltissime culture, dal sud est asiatico, passando attraverso la Grecia per arrivare alla nota sfinge egizia della piana di Giza.
Numerose tradizioni e miti sono collegati a questa enigmatica figura, pensiamo per esempio alla sfinge custode dell'ingresso della città di Tebe, il cui indovinello dette del filo da torcere ad Edipo.
La sfinge simboleggia l'enigma dell'esistenza stessa.
Entrare in contatto con la dimensione interiore che racchiude il simbolo della sfinge è un'esperienza importante di crescita nel cammino di conoscenza di se stessi perchè il simbolo della sfinge arriva nel momento in cui si accetta di abbandonare il territorio del conosciuto e, per amore di conoscenza o, come nel mio caso, per necessità, ci si addentra nel mistero. La sensazione che si prova è quella di lanciarsi senza paracadute che poi è l'unico modo certo per scoprire se le tanto sudate ali che ci siamo costruiti sono adatte per il volo.
Come elemento appartenente al piano simbolico, la Sfinge ha una valenza universale, la si trova dentro di noi, ma i segreti che cela appartengono a tutti.
La sfinge è una guardiana quindi, una guardiana femminile che custodisce un segreto. Nella mia esperienza la sua figura ha la stessa funzione delle divinità irate che stanno a protezione dei templi o dei gargoile delle cattedrali gotiche.
La sfinge è una presenza interiore silenziosa che c'è, ma non si vede, non può essere "evocata" in nessun modo, essa compare con tutta la sua potenza nel momento in cui qualcosa o qualcuno arriva al suo cospetto e questo non è detto che accada. Si può vivere una vita intera senza minimamente avvertire la presenza di questa guardiana invisibile.



La cosa interessante è che la sua funzione esula da qualsiasi tentativo di controllo o "raggiro" e soprattutto il fatto di manifestare la sua presenza attraverso un quadro per esempio, non vuol dire esserne padroni.
Incontrarla significa prendere atto che esiste e vive di vita propria...sicuramente ama la luce e la chiarezza e custodisce tesori importanti, tesori dei quali non possiamo avere esperienza finchè non saremo riusciti a passare attraverso di lei. Risolvere l'enigma della Sfinge diventa quindi una vera e propria prova, l'esito positivo o negativo è ininfluente ai suoi occhi, come tutto ciò che appartiene al mondo invisibile, la Sfinge c'è sempre stata e sempre ci sarà, fa parte di quella realtà che sfugge ad ogni tentativo di spiegazione logico-razionale.
 Come una guardiana della soglia segue leggi e logiche delle quali l'uomo, ordinariamente, è ignaro.

Questa tela è accompagnata da un'altra, insieme formano un dittico e creano un movimento percettivo. Come la sfinge cattura l'attenzione e porta dentro, il quadro che la accompagna svolge la funzione esattamente opposta, si protende verso l'osservatore, esce e va incontro. Sono due movimenti opposti dell'anima, entrare e uscire, che rappresentano esattamente l'esperienza che vivo.



 SENZA TITOLO (presenza) nasce in seguito all'incontro con una figura che ha assunto nel tempo un ruolo centrale nella mia vita. Una figura di luce, sulla natura della quale preferisco non scendere troppo in dettaglio perchè nemmeno io so bene circoscriverla in una definizione. Mi limito quindi a dire che ha avuto e continua ad avere nel mio vissuto una funzione salvifica ed equilibrante perchè costituisce una guida e una fonte continua di preziosi suggerimenti su come affrontare le difficoltà sollevate dalla presenza della sfinge. Laddove l'una applica freddamente una Legge che può apparire spietata, l'altra interviene a colmare i vuoti e le desolazioni attraverso flussi di amore e comprensione infiniti.
Laddove una chiude e si ritrae, l'altra apre e va incontro. Grazie a questa presenza ho potuto avvicinarmi all'esperienza di cosa sia l'Amore: una frequenza vibratoria altissima, capace di trasformare completamente l'essere per farlo accedere a piani di Coscienza superiori.
Credo che l'una non possa esistere senza l'altra e io, come canale, mi trovo in mezzo, indossando le maschere che le varie situazioni della vita richiedono.




mercoledì 24 maggio 2017

AUTORITRATTO TONAL/NAGUAL (ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE)




Tonal e Nagual sono due concetti appartenenti alla tradizione degli stregoni amerindi, ripresi poi da Carlos Castaneda in quanto termini fondamentali dell'insegnamento del suo maestro Don Juan e che trovano molte corrispondenze nelle scoperte della fisica quantistica.
Con Tonal si intende il mondo, la realtà come comunemente ci appare, la visione del mondo personale, simile ma non identica a quella degli altri nostri contemporanei e conterranei.

“Il Tonal è un’isola- dice Don Juan a Carlos Castaneda – Possiamo dire che il Tonal è come il piano di questo tavolo. Un’isola. E su quest’isola abbiamo tutto. Quest’isola  è infatti il mondo [...] il Nagual è là tutt’intorno all’isola, là dove il potere  si  libera [...]  per il Nagual non c’è descrizione,  non parole, non nomi, non sensazioni, non sapere”.

Questa descrizione è molto pertinente a spiegare l'esistenza di tutto un mondo intorno a noi del quale siamo inconsapevoli solo per il fatto che non sappiamo prestargli attenzione.
Scoprire l'esistenza di una realtà parallela a quella cosiddetta ordinaria significa vedere la propria vita cambiare completamente perchè una volta scoperta questa dimensione non si può più tornare indietro o far finta che non esista. Quando la porta si apre e siamo entrati, non possiamo che andare avanti.
Andare avanti significa integrare le due parti dentro di sè e la cosa non è facile.
Bisogna imparare a gestire l'entrata in questa realtà nuova perchè, se all'inizio la sua scoperta è affascinante e la curiosità spinge a immergervisi completamente, le sue regole e la sua esistenza entrano in conflitto con l'ordinarietà e gli impegni del cosiddetto quotidiano.
Altra difficoltà è l'assoluta assenza di certezze che caratterizzano questa dimensione. Siamo abituati a nutrirci di illusioni circa ciò che è certo, un grande ostacolo allo sviluppo della percezione e al contempo un grosso tranquillante esistenziale. Un tavolo è un tavolo e questa ci pare una certezza che rende i nostri sonni più tranquilli. Poi certo, la fisica quantistica dimostra che la materia, ridotta ai suoi minimi termini (l'atomo) è vuota ma queste sono speculazioni quasi filosofiche o scoperte da microscopio, nella realtà ordinaria un tavolo è pieno, duro, solido inconfutabile e noi abbiamo un bisogno vitale di credere che sia così.
Il Tonal rappresenta quindi tutto ciò che ci è noto, la percezione della realtà data dal Tonal è quella ordinaria di tutti noi, esso rappresenta ciò che conosciamo, il modo in cui spieghiamo l'esistenza, la nostra "visione del mondo". Il Tonal è stato definito come un'isola, ognuno ha la sua, vi sono visioni più ampie o più ristrette e questo dipende dalla storia personale. Il Nagual è l'ignoto, tutto ciò che non conosciamo, tutto ciò che sfugge al nostro territorio di certezze, tutto ciò che esula dalla gabbia delle spiegazioni logiche. Quando viviamo ristretti in ciò che conosciamo sperimentiamo inevitabilmente un senso di incompletezza e insufficienza. Ogni volta che questo turbamento affiora alla coscienza, mettiamo in atto tutta una serie di strategie per ricacciarlo da dove era venuto. Accettare l'ignoto è apparentemente un atto folle perchè i rischi, inutile negarlo, ci sono. Ma al contempo vivere solo nella dimensione Tonal ci condanna a una ineluttabile e lenta agonia interiore, fatta di monotonia, ripetizioni, noia che non sono altro che lo spettro di un non definito senso di "mancanza". L'uomo ha tre grandi facoltà: creare,conservare e trasformarsi. Se resta fermo alla sola conservazione qualcosa dentro di lui inizia a soffrire e poi muore.
Amore e Conoscenza sono le due vie attraverso le quali può avvenire la trasformazione. L'una non può esistere senza l'altra, dalla loro unione scaturiscono immense possibilità di crescita e di benessere personale.
L'autoritratto Tonal/Nagual  è nato nel periodo della mia vita in cui la dimensione Nagual aveva preso il sopravvento sulla dimensione Tonal. Non è stato un periodo molto semplice
per me e nemmeno per le persone che mi stavano intorno perchè  è impossibile spiegare razionalmente qualcosa che esula dal contesto razionale. Certe esperienze vanno vissute sulla propria pelle e possono essere condivise solo tra chi le ha provate.I bambini se lasciati liberi di esprimere se stessi, riescono attraverso il "gioco" a immergersi in questa dimensione con tutta la luce, la freschezza e la verità necessarie. E' per questo che viene spesso ripetuto che i bambini sono maestri e andrebbero ascoltati e osservati maggiormente perchè nel loro modo di esprimersi, che a noi adulti pare insensato, ci trasmettono conoscenze delle quali non abbiamo percezione.
Una spiegazione sul momento creativo a questo punto è dovuta.
La creatività non attiene alla sfera razionale. Finchè il cervello vuole comandare il flusso creativo trova ostacoli alla sua espressione. Certamente con questo non voglio dire che la razionalità sia priva di funzioni, tutt'altro. La razionalità è importante in quanto argine, ma non deve diventare una gabbia, almeno non per l'artista. Trovare un equilibrio tra Razionale e Irrazionale (Tonal e Nagual) è fondamentale per tutti, ma per l'artista diventa vitale perchè la fonte della creatività, dalla quale la sua esistenza dipende, appartiene fatalmente alla sfera Nagual con la quale egli, per natura deve fare i conti e alla quale egli deve tutto. Senza creatività, l'artista muore.
L' artista a meno che non voglia votarsi a una vita di "stranezze" più vicine alla follia caotica che non a una seria presenza nella sua realtà, ha il compito immenso di equilibrare in se stesso queste due nature. Questa è la sua benedizione ma può divenire anche la sua maledizione. Dipende tutto da come riesce a giocarsi le carte.

L'autoritratto Tonal/Nagual spiega proprio questa divisione interna, rappresenta il momento in cui la parte Tonal tace, e la parte Nagual si risveglia ed entra in un mondo nuovo,
fantastico, ricco di suggestioni incredibili...come Alice nel paese delle Meraviglie....




martedì 23 maggio 2017

AUTORITRATTO COL SERPENTE


Avevo già trattato in un precedenza qui http://chiaralampo.blogspot.it/search?q=serpente il tema del serpente. Torno a farlo con un nuovo articolo per spiegare l'esperienza che ho vissuto e che ha portato alla creazione di questi due autoritratti.

Il serpente è l'animale che rappresenta l'energia chiamata dalle tradizioni col nome di Kundalini,il termine deriva dalla lingua sanscrita e sta ad indicare l'energia divina presente nel corpo umano che si ritiene risiedere in forma quiescente in ogni individuo.


Il tanto citato "risveglio di kundalini" altro non è che l'attivazione di questa energia addormentata. Vi sono numerose tecniche per smuoverla dal suo torpore, personalmente ritengo che si debba stare molto attenti ad andare intorno a cose delle quali non abbiamo una conoscenza approfondita, il rischio è quello di trovarsi a dover gestire su se stessi esperienze insolite e molto potenti, di fronte alle quali si rischia di trovare incomprensione o mala gestione.

Personalmente appartengo a quella percentuale di casi in cui kundalini si è risvegliata spontaneamente. Il processo ha impiegato anni e ha comportato difficoltà e disagi molto forti.
Al risveglio di questa potente energia segue necessariamente la sua risalita lungo la colonna vertebrale. Il processo è sia fisico che psicologico.





Sul corpo gli effetti sono molto intensi e spesso anche dolorosi, infatti questa energia se non è libera di scorrere e incontra ostacoli, fisicamente cristallizza portando sintomi quali potenti mal di testa, tremori, crampi, sudorazioni notturne, extrasistole, ecc... Psicologicamente invece si attraversano fasi di grande depressione, depersonalizzazione ma anche inaspettate e meravigliose aperture percettive.

Nei due autoritratti rappresento il momento in cui l'energia arriva alla testa e si avvolge intorno ad essa come un turbante.
Il primo autoritratto raffigura l'energia ancora giovane, grezza e non mediata.



 Nel secondo l'energia è più matura, meno violenta e inizia ad essere "domata"e gestita.







mercoledì 17 maggio 2017

SANTA SUBITO (AUTORITRATTO)



Il mondo risuona, è un cosmo di essenze spiritualmente attive. così la morta materia è spirito vivo. (W. Kandinsky)

L'autoritratto si affaccia alla storia dell'arte per la prima volta nel medioevo. Nell'arte antica è inesistente.
Attraverso i secoli osserviamo l'importanza dell'autoritratto crescere. Se seguiamo la pista dei motivi che spingono un artista a dipingere se stesso entriamo nella dimensione psicoanalitica dell'arte. La figura dell'artista come persona, con la sua storia individuale e il suo modo di essere nel mondo acquista attraverso i secoli la sua importanza.

Per me l'autoritratto è una biografia per immagine.

La somiglianza fotografica non riveste particolare importanza nella mia ricerca,l'autoritratto costituisce un metodo di autoosservazione valido nel tempo. Da un certo momento ho sentito l'esigenza di ritrarre me stessa per fermare attraverso la tela, passaggi importanti che sono avvenuti dentro di me.
Ogni immagine di me si riferisce quindi a una fase di quel lungo processo di trasformazione interiore che mi ha portata in zone sconosciute dell'esistenza, sconosciute eppure presenti, delle quali è difficile parlare.
Lascio il compito di comunicare alle tele, frutto di un lungo e ineluttabile cambiamento che non è ancora finito e mai finirà. La vita è un flusso, accettare di vivere significa accettare il flusso e non opporvisi. Opporsi al flusso significa esserne fatalmente travolti.

Credo che un'opera d'arte non vada spiegata troppo. Le parole, quando non fanno da degna cornice all'immagine (e solo la parola poetica che sgorga da un cuore sincero è in grado di svolgere questo compito) rischiano di diventare una vetrina per l'ego di chi scrive, con esiti che evocano il pirandelliano sentimento del contrario.

L'Artista ha il dovere di rispondere a tutte le domande che le sue opere suscitano nell'osservatore e se non suscitano domande o reazioni, l'Artista è sollevato da questo dovere.

Il rapporto tra fruitore ed opera è un rapporto privato. Ci vuole un'opera che parli e un osservatore che senta. L'arte va sentita prima che capita. Sentire e comprendere sono due funzioni superiori. Un'arte attenta necessita di un pubblico attento per poter sopravvivere. Quando alla parola Arte si conferisce il Giusto Valore, si abbattono i muri dell'incomprensione, ci si capisce senza parlare, ci si incontra su piani dell'esistenza reali, anche se invisibili...